Generazione di speranze La crisi che stiamo attraversando è qualcosa di più di una crisi finanziaria. È una perdita di significati, valori, direzione.
Certo, per la crisi finanziaria hanno responsabilità molti banchieri, finanzieri, immobiliaristi e trader di varia foggia talvolta delinquenti, quasi sempre avidi, sempre alquanto cinici. E altre responsabilità le hanno avute agenzie di rating, enti regolatori, banche centrali e persino governi che, come si è visto di recente, hanno raccontato un sacco di bugie sulle reali condizioni del loro paese.
Il punto è che ad avere perso la bussola sono stati in tanti, o forse ormai bisognerebbe dire "siamo stati in troppi". Da molti anni assistiamo a una deriva generalizzata in politica, negli affari, nella finanza, persino nella gestione della religione.
C'è chi ha detto che questo è il capitalismo, di che stupirsi? Ma in realtà lo stesso capitalismo è stato tradito. Adam Smith predicava a fine Seicento che chi fa il proprio interesse fa anche quello della collettività. Ma non ha mai detto che si possa fare il proprio interesse nonostante la collettività o, ancora peggio, a danno della collettività.
In America gli scandali sono stati enormi in questi anni, e l'Italia non è da meno. La mentalità reaganiana dell'arricchimento individuale è sfociata nei casi Enron, Lehmann, Madoff.
In Italia la mentalità berlusconiana dell'arricchimento individuale si sta tramutando nello sfacelo istituzionale, ma soprattutto morale. La ditta Arraffa&Divora è l'unica che oggi va a gonfie vele, tutti gli altri stanno peggio.
Come uscirne? Non si vedono all'orizzonte protagonisti di establishment. Ma si vede in divenire una forza crescente formata dai giovani delle nuove generazioni. Non scendono in piazza, non gridano, spesso non protestano neppure per le loro precarie dimensioni. Ma si scambiano idee, si confrontano. E pensano. Sono quelli che qualcuno chiama i "radical millenials", i venti-trentenni che hanno creato la dimensione planetaria dei network sociali e dei social media, che hanno fortemente contribuito all'elezione di un outsider come Obama, che possono decidere delle sorti di un'azienda o di un prodotto a dispetto di campagne pubblicitarie milionarie.
I giovani guardano allo sfacelo dei valori e, anche se oggi non riescono facilmente a proporre soluzioni alternative, erodono da dentro il potere dei dinosauri politici, economici e finanziari. Stanno modificando i parametri di consumo, di acquisto, di utilizzo, di riciclo, di riuso.
Hanno visto passare l'11 settembre, il terrorismo, i grandi inquinamenti planetari, le minacce del cambiamento climatico, la crisi dei subprime, i preti pedofili e la recessione globale.
Sono centinaia di milioni e aspettano che arrivi il loro turno per scaraventare fuori i cinici detentori del potere. Quando questo turno arriverà, aspettiamoci una rivoluzione.
di Enrico Sassoon |