Magazine digitale quindicinale giovedi 15 luglio 2010
Volume 7, numero 131

Foto: "listening" di Mario Bucchich
Il nuovo mondo del Community Management

Una vera e propria guida al mondo delle comunità informali nel contesto della rete, in quell'evoluzione che è ormai universalmente nota come Web 2.0. Si tratta del libro Community Management di Emanuele Scotti e Rosario Sica (Apogeo, 2010), all'interno del quale le comunità -comunità di pratica, comunità di apprendimento, social networking- vengono classificate, ne vengono analizzati gli obiettivi e le modalità di lavoro, vengono presentate le figure professionali più significative e viene minuziosamente analizzato il rapporto di tali comunità con l'azienda e il mercato.

Le community sono anche le espressioni di un nuovo modo di interagire all'interno delle realtà aziendali. Negli ultimi dieci anni l'apprendimento e la formazione in campo aziendale hanno cessato di essere inserite in una logica di tipo gerarchico, per lasciare spazio a momenti di interazione dei dipendenti slegati dalle logiche ferree dell'inquadramento aziendale.

E così nascono, all'interno delle imprese, le comunità informali che, se ben strutturate e ben gestite nel rapporto col management, hanno un impatto estremamente positivo sulla collaborazione tra dipendenti, sui processi di formazione e sulla performance dell'azienda, come argomentato da Fichman e altri autori in un recente articolo pubblicato da"Harvard Business Review Italia", (Community Relations 2.0, novembre 2009).

Il libro guida il lettore all'interno del mondo delle comunità di pratica e di apprendimento tramite l'utilizzo di chiari schemi e di numerosi casi aziendali, che permettono di afferrare rapidamente i concetti presentati in ogni sezione e l'effettiva applicazione di tali concetti alla realtà aziendale. Insomma, un ottimo manuale per le community. Il grande merito del libro è la capacità di analizzare in profondità il rapporto evolutivo di tali comunità col web e nel web. L'argomentazione centrale dei due autori è infatti che il Web 2.0 «sta cambiando il funzionamento dei mercati e delle organizzazioni», una trasformazione capace di aprire grandi spazi di innovazione per tutti i processi strategici aziendali e, soprattutto, per la gestione della conoscenza e dei meccanismi di apprendimento.

Le forti interazioni collettive che le tecnologie del Web 2.0 rendono possibili, e sempre più facili, aprono nuove possibilità di sviluppo organizzativo e mettono in campo modalità nuove di intervento: informali, guidate dal basso, spontanee e contestuali. In sostanza, in tutte le aree e funzioni aziendali le comunità di pratica, il social networking e le connessioni libere e generalizzate apportano contributi crescenti alle performance e ai risultati, imponendo al top management una profonda revisione delle logiche di gestione e dei meccanismi decisionali in azienda.

Gli autori pongono l'accento sui termini del cambiamento epocale del rapporto degli utenti col web. Gli strumenti di social networking (professionali, come Linkedin, o meno, come Facebook) e quelli di diffusione della conoscenza online (come Wikipedia, o i dizionari online) che ormai dominano il web, portano per gli utenti un nuovo paradigma: quello dell'assenza di una separazione tra produzione e consumo di contenuti. Il web non è un più un luogo dove andare a "leggere" contenuti, bensì un luogo in cui "modificare" contenuti sulle proprie pagine personali o negli spazi comuni delle comunità.

Per i mercati e le organizzazioni ciò comporta l'esigenza di un nuovo modello di business, in cui il cliente diviene parte integrante dei processi aziendali, e in cui il concetto di rete sostituisce quello di piramide gerarchica. Le comunità informali, per loro struttura e natura, sono le prime candidate a sfruttare questo nuovo modello per la propria crescita e quella dell'azienda. Dunque gli autori, presentando una "teoria delle comunità informali" e accostandola a un nuovo modello di business, pongono le basi per un radicale (e forse necessario) cambiamento nell'organizzazione aziendale.

di Enrico Sassoon

xRay

Come le organizzazioni no profit possono utilizzare servizi legati alla geolocalizzazione?

Gli ambiti di utilizzo rientrano solo nella brand awareness oppure ci sono spazi anche per il fundraising? Quanto è semplice o complesso organizzare e gestire una campagna di fundraising sfruttando i servizi di geolocalizzazione, come Foursquare?

La stessa Foursquare ha catalizzato l’attenzione di molti durante il SXSW 2010, lanciando un’iniziativa denominata check-in for charity, con partner come Microsoft e PayPal.

Oggetto della campagna: per ogni check-in ad Austin o con l’hashtag #sxswHaiti su Twitter, Microsoft e PayPal hanno donato 0,25 dollari a Save The Children Haiti.
Risultati della campagna durante la manifestazione: 135.000 check-in, 2.400 tweets, 15.000 dollari donati in meno di 48 ore.

Ciò che è interessante è il costo molto basso di queste iniziative: in pratica occorre “solo” creare le giuste connessioni tra i partner. Poi la rete fa il resto.

Qual è il vero ostacolo? Il fatto che Foursquare non ha ancora in Italia una massa critica sufficiente a generare un passaparola efficace.


Focus: Le Associazioni di pazienti on line in Italia.

In rete c'è una forte presenza delle associazioni di pazienti.

La rete, strumento di relazione in grado di raggiungere capillarmente gli utenti del target di riferimento, è ancor più efficace nel caso delle associazioni dei pazienti, il cui scopo è di fornire supporto a chi è affetto o è guarito da una specifica patologia.

Lo studio ha analizzato la presenza on line di tali associazioni per quanto riguarda i servizi, la struttura del sito e gli strumenti di relazione.

Nell'analisi complessiva i migliori risultati sono stati ottenuti da AiC (Associazione Italiana Celiachia), AILS (Associazione Italiana per la Lotta alla Sclerodermia) e ASNPV Onlus (Associazione Nazionale Psoriasi e Vitiligine).



di Paul McFedries

Una guida portatile per apprendere divertendosi una delle piattaforme sociali più usate del momento.

Twitter come strumento di social network sta dilagando e questo libro è il primo a dare un quadro esaustivo e completo di come utilizzarlo.

Come con un vero e proprio manuale d’uso, l’autore arriva gradualmente a definire trucchi e funzionalità.

''Se il controllo non è possibile, la regola non serve''.

Green Monkey

Per non ricevere questa newsletter: Disiscriviti>>
Direttore: Mario Bucchich
Direttore Responsabile: Gianroberto Casaleggio
Redazione: info@casaleggio.it
ISSN: 1824-2006