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    <title>Webtime</title>
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    <title>Quei divari di reddito che fanno indignare</title>
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    <published>2012-02-02T08:53:09Z</published>
    <updated>2012-02-02T15:07:43Z</updated>

    <summary>Scarsa eco ha avuto una notizia di primaria importanza rilasciata qualche settimana fa dalla Banca d&apos;Italia riguardo ai redditi degli italiani. Il reddito medio delle famiglie, dice l&apos;istituto, è calato in vent&apos;anni, dal 1992 a oggi, del 2,4% in termini...</summary>
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        <![CDATA[Scarsa eco ha avuto una notizia di primaria importanza rilasciata qualche settimana fa dalla Banca d'Italia riguardo ai redditi degli italiani. Il <b>reddito medio delle famiglie</b>, dice l'istituto, <b>è calato in vent'anni</b>, dal 1992 a oggi, <b>del 2,4% in termini reali</b>. <br /><br />Un piccolo, puro dato matematico che dice, però, un'infinità di cose, la più importante della quale è che <b>in media gli italiani guadagnano oggi meno di vent'anni fa</b>. In realtà, le cose hanno cominciato a cambiare in modo drastico negli ultimi cinque anni, nei quali il reddito da lavoro sia dipendente sia autonomo ha conosciuto severe limitazioni, soprattutto a causa della crisi, ma non solo. <br /><br />È, infatti, <b>il modello di consumo e di crescita </b>che <b>sta cambiando</b>, anche se non tutti se ne rendono conto. Ad esempio, sta profondamente cambiando quello che si è finora chiamato lo <b>Stato sociale</b> in Italia, o il Welfare State altrove. Tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta lo Stato del benessere si è enormemente allargato, generando una colossale quantità di debito pubblico, che è quello che oggi frena la crescita e lo sviluppo. <b>Meno Stato sociale</b> significa che <b>gli individui e le famiglie devono</b>, e sempre più dovranno, <b>pagare per conto proprio</b> per <b>alcuni servizi </b>fondamentali che finora erano elargiti gratis o a basso costo dallo Stato: <b>istruzione</b>, <b>sanità </b>e pensioni in primo luogo.<br /><br />Le <b>diverse crisi</b> che si sono susseguite<b> dalla fine degli anni Novanta</b> hanno poi determinato una <b>crescita dei redditi inferiore all'inflazione</b>, e dunque un <b>calo reale</b> delle <b>entrate</b>; la <b>disoccupazione </b>è salita; i <b>redditi da risparmio finanziario </b>si sono drasticamente <b>ridotti</b>; e i <b>prezzi </b>hanno continuato fino a un anno fa a <b>crescere</b> più dei redditi medi.<br /><br />Tutto questo si compone anche con un altro fenomeno: l'<b>allargamento del divario tra ricchi e poveri</b>. In Italia, sempre secondo la Banca centrale, il <b>10% delle famiglie più ricche possiede oggi il 46% della ricchezza totale delle famiglie</b>, contro il 44% di soli tre anni fa. Il <b>10% delle famiglie con reddito più basso percepisce invece solo il 2,4% del totale dei redditi prodotti</b>. Dunque, le difficoltà economiche hanno un effetto veramente perverso, danneggiando di più chi ha già di meno.<br /><br />Scarsa consolazione deriva dal fatto che <b>non si tratta di un fenomeno solo italiano</b>. Secondo l'Ocse, la quota di reddito dopo le tasse che va all'1% più ricco negli Stati Uniti è raddoppiato tra il 1979 e il 2007 dall'8 al 17% e nell'insieme dei 34 paesi che fanno parte dell'Ocse il 10% più ricco della popolazione guadagna nove volte più del 10% più povero. E questo riguarda anche paesi tradizionalmente egualitari come la Svezia e la Danimarca, non solo quelli più orientati al liberismo economico come la Gran Bretagna o la Germania.<br />Tutto questo indica un <b>mutamento di modello di crescita e distribuzione in atto</b>, i cui effetti cominciano a essere visibili un po' ovunque. E poiché sono alquanto dolorosi, ecco che emergono movimenti spontanei di protesta, per ora più folklorici che veramente organizzati. Sono i giovani di Occupy Wall Street o gli indignados dei vari paesi. <br /><br />Ma se le cose continueranno ad andare in questa direzione, <b>aspettiamoci che lo spontaneismo giovanile si consolidi in movimenti più organizzati</b> e più decisi a modificare una <b>situazione </b>che va palesemente a <b>colpire </b>i più <b>giovani </b>e i più <b>deboli </b>della società.<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon</i> </div>]]>
        
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    <title>SoLoMo</title>
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    <published>2012-01-19T10:26:03Z</published>
    <updated>2012-01-19T16:38:49Z</updated>

    <summary>SoLoMo è l&apos;acronimo di Social Local Mobile e indica la convergenza tra la condivisione di informazioni all&apos;interno di reti sociali, la crescente importanza delle informazioni connesse allo spazio fisico che ci circonda, la diffusione dei dispositivi di accesso mobili. Il...</summary>
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        <![CDATA[<b>SoLoMo </b>è l'acronimo di <b>Social Local Mobile </b>e indica la <b>convergenza </b>tra la <b>condivisione </b>di <b>informazioni </b>all'interno di <b>reti sociali</b>, la crescente importanza delle informazioni connesse allo spazio fisico che ci circonda, la diffusione dei dispositivi di accesso <b>mobili</b>. Il mobile è il driver di questa convergenza.<br /><br />Nel bene e nel male lo <b>smartphone </b>sta diventando il <b>canale primario per memorizzare</b>, <b>accedere </b>e <b>sfruttare le informazioni </b>su chi siamo, cosa sappiamo, cosa facciamo, dove siamo, dove siamo stati e dove intendiamo andare.<br /><br />SoLoMo rappresenta un nuovo paradigma, il<b> livello 2.0 dei Social Media</b>: siamo offline eppure costantemente connessi. Un paradosso. Diversamente da quanto accade "sul web" dove tutto avviene semplicemente "sul web", <b>ora tutto avviene in uno spazio fisico</b>: che siamo a casa, al lavoro, per la strada o in un bar non è più secondario, ma è essenziale al dato che viene condiviso, sia esso un testo o una foto oppure la semplice presenza in quel luogo.<br /><b><br />Sopra lo strato fisico rappresentabil</b>e, ad esempio con una cartina stradale, <b>esiste uno</b> <b>strato informativo digitale </b>che si popola con le <b>tracce digitali lasciate dalle persone</b>. E poiché le informazioni condivise dalle persone sono connesse a luoghi fisici, possiamo <b>rastrellare il web e raccogliere tutte le tracce digitali lasciate dalle persone in giro </b>per le strade. Check-in, foto, tweet geolocalizzati, piatti al ristorante preferito...<br /><br /><b>Questi segnali digitali</b> <b>esistono indipendentemente </b>dalla volontà <b>delle attività commerciali e dei Brand </b>che gestiscono gli spazi fisici: le persone lasciano informazioni digitali connesse a luoghi e il punto della questione diventa come raccogliere questi segnali, come riconoscerli e come sfruttarli.<br /><br />Ciò che <b>i Brand devono imparare</b> è <b>come elaborare queste informazioni </b>e <b>come sfruttare il valore informativo che contengono</b>. Quanto più le tracce digitali sono profilate tante più sono le <b>informazioni in chiave marketing </b>di cui possiamo disporre.<br /><br />Esistono già <b>aziende il cui modello di business si basa sulla manutenzione di archivi di Venue</b>: le cosiddette piattaforme <b><i>L-DaaS</i></b>, ovvero Location Data-as-a-Service. Le più importanti sono <b>Factual</b>, <b>PlaceIQ</b>, <b>SimpleGEO</b>, <b>fwix</b>, <b>Esri</b>.<br /><br />E <b>stanno nascendo aziende</b> il cui modello di business si basa sulla <b>raccolta di informazioni geolocalizzate</b> per l'estrapolazione di informazioni per il marketing.<br /><br /><div align="right"><i>di Roberto Cobianchi<br /></i></div> ]]>
        
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    <title>Crisi e diseguaglianze</title>
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    <published>2011-12-15T13:43:35Z</published>
    <updated>2011-12-15T16:08:32Z</updated>

    <summary>La crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo è la più grave del dopoguerra, ma forse la più grave di sempre per la sua vastità, profondità e durata. Dopo un primo episodio tra 2008 e 2009 potrebbe essere iniziata una...</summary>
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        <![CDATA[La <b>crisi economica e finanziaria</b> che stiamo vivendo è la più grave del dopoguerra, ma forse la più grave di sempre per la sua vastità, profondità e durata. Dopo un primo episodio tra 2008 e 2009 potrebbe essere iniziata una <b>seconda recessione</b>, almeno in Europa, probabilmente non negli Usa.<br /><br />Ma una questione riguarda tutti: l'<b>aumento della disoccupazione</b> e la <b>divaricazione della forbice sociale</b> o, altrimenti detto, delle disuguaglianze.<br />Il fenomeno della divaricazione dei redditi tra i più ricchi e i più poveri è in realtà più risalente della crisi attuale ed è il frutto di <b>politiche ben precise impostate fin dai primi anni Ottanta</b>. <br /><br />I protagonisti della svolta iper-liberista furono allora il presidente americano <b>Reagan </b>e la premier britannica <b>Thatcher</b>, con l'autorevole supporto di molti economisti tra i quali vanno ricordati soprattutto Milton <b>Friedman </b>(Scuola di Chicago) e Arthur <b>Laffer </b>(una meteora nel firmamento economico, ma che in quegli anni ebbe molta notorietà come paladino dell'economia supply-side).<br /><br /><b>Da allora</b> a oggi <b>la forbice dei redditi si è allargata un po' ovunque</b>, ma non dava tanto fastidio perché per almeno 20-25 anni tutta la gamma dei redditi saliva, cosicché se i anche i più ricchi diventavano più ricchi, anche i più poveri diventavano meno poveri. Ma <b>oggi la crisi sta aggredendo proprio le fasce più povere</b>, con molta evidenza sia in Europa (Italia in primis) sia in America, anche se non ancora nei paesi emergenti.<br /><br />In Italia, secondo la Banca d'Italia, tra il 2007 e il 2009 la <b>contrazione del Pil</b> ha provocato un <b>impoverimento </b>dei più <b>poveri</b>, specie <b>giovani</b>, <b>donne</b>, <b>stranieri</b>, persone con basso grado di istruzione e <b>lavoratori poco specializzati</b>. Il loro reddito è calato, spesso con problemi di arrivare al fine mese. Si sono <b>contratti i consumi</b>, non solo quelli voluttuari, ma spesso quelli di base come la <b>sanità </b>e l'<b>alimentare</b>. E se la crisi continuerà, la situazione è destinata a peggiorare.<br /><br />Ma questo non è un risultato inevitabile, dice Banca d'Italia. Infatti, <b>in altri Paesi la crisi recessiva è stata anche più forte</b>: ad esempio, in <b>Irlanda </b>la recessione è stata tre volte peggiore che in Italia (il 12% contro il 6%), ma i redditi più bassi non solo non sono diminuiti, ma sono aumentati, sia pure di poco (4%). <br /><br />Un miracolo? No, il frutto di <b>politiche sensate per sostenere i redditi più bassi</b> e di <b>ammortizzatori sociali che funzionano</b>. Dunque, conclude la Banca d'Italia, <b>è possibile fare fronte alla crisi, senza farne pesare i costi su chi ha meno risorse nella società</b>. E da noi?<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon</i><br /></div> ]]>
        
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    <title>La geolocalizzazione tra passato e futuro</title>
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    <published>2011-11-23T11:26:46Z</published>
    <updated>2011-11-24T15:00:23Z</updated>

    <summary>Usando servizi di geolocalizzazione, siamo abituati a considerare il check-in come un atto che appartiene al Tempo Presente: entrato in un bar, il check-in è la dichiarazione digitale esplicita della mia presenza in quel luogo.Accade ora, proprio come &quot;ora&quot; sono...</summary>
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        <![CDATA[Usando servizi di <b>geolocalizzazione</b>, siamo abituati a considerare il <b><i>check-in</i></b> come un atto che appartiene al <i>Tempo Presente</i>: entrato in un bar, il check-in è la dichiarazione digitale esplicita della mia presenza in quel luogo.<br /><br />Accade ora, proprio come <b>"ora"</b> sono nel bar e consumo un caffè. <b>Condivido il check-in</b> con la rete dei miei amici su vari <b>social network</b>: essi vengono informati "ora" e possono fare commenti, avviando così una micro-chat il cui significato è in genere legato a quello specifico momento e luogo.<br /><br />Ma cosa accade se il<i> check-in</i> viene <i><b>"trasportato"</b></i> nel <i>Tempo Futuro</i> o <b><i>"ripescato"</i></b> dal <i>Tempo Passato</i>? Come possiamo relazionarci con la previsione o con la storia dei nostri check-in? E soprattutto, cosa ce ne facciamo?<br /><br />In generale siamo più abituati a osservare tutta la nostra attività sui social network dal punto di vista dell'"adesso": lo<b> status update </b>serve a dichiarare cosa stiamo facendo ora, condividendo ora, pensando ora. Scorrere gli aggiornamenti passati, invece, è come<b> leggere il proprio diario di appunti</b>, arricchito di tutte le interazioni dei nostri <b>amici </b>e <b>follower</b>. La geolocalizzazione aggiunge la dimensione del passato.<br /><br />Un certo <b>Daniel Giovanni</b> ha creato una web application <b><a href="http://4squareand7yearsago.com/">4SquareAnd7YearsAgo</a></b> che utilizza le API di Foursquare per <i>"ripescare"</i> dal passato la storia dei check-in: è come sfogliare l'agenda dell'anno passato e guardare giorno per giorno luoghi e appuntamenti. Si entra in una dimensione che viene anche denominata <b><i><a href="http://www.foursquareitalia.org/2011/11/23/memoria-digitale/">Memory Engineering</a></i></b> dai contorni strani, se immaginiamo che dalla immensa <b>successione di check-in di milioni di utenti</b> potremmo indagare su <b>come cambiano </b>nel tempo le <b>abitudini </b>e <b>prevedere </b>le <b>tendenze</b> future. Tanto più interessante se pensiamo che sono comportamenti "geolocalizzati", legati cioè a uno spazio fisico ben preciso.<br /><br />E il <b>check-in nel Futuro</b>? Da un certo punto di vista non è nulla di diverso dal <b>programmare il prossimo viaggio</b>, come accade su <b>Tripit.com</b> o sul <b>Dopplr.com</b>. Esiste un'applicazione, <b>Forecast</b>, che consente a chi si registra di segnalare i luoghi che visiterà nelle successive 24-36 ore. <br /><br />In questo modo, la persona offre ai propri amici un'<b>informazione aggiuntiv</b>a che può essere usata per programmare appuntamenti, anche solo un aperitivo a fine giornata. Ma il giorno in cui il numero degli utenti di questo<b> servizio o di servizi analoghi crescerà</b>, si avrebbe a disposizione una<b> banca dati enorme e molto interessante</b>: se potessimo accedervi, potremmo sapere dove milioni di utenti prevedono di essere nelle 24 ore successive.<br />Foursquare per i commercianti si basa sugli <b>Special</b>, che vengono attivati dai Titolari degli esercizi commerciali per attirare le persone in negozio. Sapere che nelle prossime 24 ore un certo numero di persone prevedono di trovarsi in luoghi "vicini" al mio negozio può rivelarsi un'informazione preziosa.<br /><br /><b>Il tempo si dilata e con esso il significato delle nostre azioni</b>: i check-in fatti ci raccontano dove eravamo e come siamo cambiati nel corso del tempo, i check-in programmati dicono dove andremo e danno informazioni a chi potrebbe trarne un beneficio.<br /><br /><div align="right"><i>di Roberto Cobianchi</i><br /></div><br />]]>
        
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    <title>Verità e menzogna</title>
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    <published>2011-11-10T09:04:34Z</published>
    <updated>2011-11-10T16:43:53Z</updated>

    <summary>L&apos;evoluzione dell&apos;information technology - nell&apos;arco di pochissimi anni - ha portato immensi benefici a livello collettivo e individuale. Ma ha anche degli aspetti meno positivi: per esempio, equivale già per ciascuno di noi a una sostanziale perdita di privacy: i...</summary>
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        <![CDATA[L'evoluzione dell'information technology - nell'arco di pochissimi anni - ha portato immensi <b>benefici a livello collettivo e individuale</b>. <br />Ma ha anche degli aspetti meno positivi: per esempio, equivale già per ciascuno di noi a una sostanziale <b>perdita di privacy</b>: i <b>siti Internet</b> che visitiamo tracciano le nostre preferenze e i nostri comportamenti d'acquisto; i <b>social networks</b> mettono a nudo la nostra personalità; gli <b>smartphone </b>rivelano i nostri movimenti; le onnipresenti <b>telecamere </b>ci seguono a ogni angolo.<br /><br />La <b>maggior parte di noi accetta</b> queste meno gradite conseguenze dello sviluppo tecnologico come <b>mali minori</b>, o addirittura le ignora, nonostante le possibilità di truffe informatiche, gli spam i wikileaks di tutti i generi. <br /><br />Ma c'è un <b>nuovo </b>possibile sviluppo relativo alla privacy che non può essere ignorato: diverse linee di ricerca in vari Paesi indicano che l'attività neurologica del cervello, normalmente chiamata <b>"pensiero"</b>, può essere <b>decodificata direttamente</b> e <b>comunicata senza </b>che la persona <b>debba esprimersi a parole</b> ("parlare").<br />La fantascienza ci ha ampiamente abituati alla <b>telepatia</b>, per gli umani in un vago futuro, per gli alieni in qualunque momento si presentino con le loro antenne e le loro orecchie fuori ordinanza. Ma <b>se</b>, come sembra possibile, <b>divenisse realtà</b> in tempi relativamente brevi?<br />Indubbiamente,<b> molti ne beneficerebbero</b>: pensiamo a un genio malato come Stephen Hawking o a un bimbo <b>disabile</b>, a persone in <b>coma </b>o ad amanti distanti, senza dimenticarci di come sarebbe facile dare <b>comandi </b>a una <b>macchina </b>o <b>dettare </b>una lettera al computer senza toccare neanche un tasto.<br /><br />Ma le <b>conseguenze negative</b> non mancherebbero e la prima tra tutte sarebbe l'<b>impossibilità di mentire</b>. Un male, chiederete voi? Sicuro, <b>tutta la nostra civiltà si regge sulle bugie</b>, a fin di bene o a fin di male. In <b>famiglia</b>, in <b>amore</b>, in <b>politica</b>, in <b>diplomazia</b>, le <b>mezze verità</b> o le <b>balle stratosferiche</b> la fanno da padrone e la telepatia vi porrebbe fine. <br /><br />La <b>lettura dei pensieri </b>altrui potrebbe dunque essere una <b>svolta </b>immensamente <b>positiva </b>per l'<b>umanità</b>, <b>o</b> decretarne la <b>fine</b>. Pensiamoci (finchè possiamo farlo).<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon</i> </div>]]>
        
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    <title>I partner delle aziende e-commerce</title>
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    <published>2011-10-25T09:10:45Z</published>
    <updated>2011-10-27T12:22:12Z</updated>

    <summary>Le aziende e-commerce italiane si trovano di fronte a molte scelte. Una delle principali è la scelta dei partner con cui erogare il proprio servizio al cliente come, ad esempio, il sistema degli incassi, la gestione della logistica e spedizioni,...</summary>
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        <![CDATA[Le aziende e-commerce italiane si trovano di fronte a molte scelte. <br />Una delle principali è la <b>scelta dei partner</b> con cui<b> erogare il proprio servizio al cliente</b> come, ad esempio, il sistema degli <b>incassi</b>, la gestione della <b>logistica </b>e <b>spedizioni</b>, il sistema di <b>mailing </b>e la <b>piattaforma informatica</b> da utilizzare per la costruzione del proprio <b>negozio online</b>.<br /><br />La <b>soluzione di pagamento</b> più utilizzata (<b>81%</b> degli operatori e-commerce italiani) è <b>Paypal</b>, che tuttavia è quasi sempre utilizzato come servizio aggiuntivo per via dei costi più elevati. Tra le piattaforme principali più utilizzate ci sono <b>Gestpay </b>di Banca Sella (<b>44%</b>), <b>Xpay</b> di CartaSi (<b>27%</b>) e <b>IWSmile</b> di IWBank (<b>16%</b>).<br /><br />Per quanto riguarda le <b>spedizioni</b>, a differenza di altri Paesi europei, il <b>servizio postale nazionale</b> non è la scelta principale ed è utilizzato solo dal <b>33%</b> delle aziende e-commerce italiane (solo dal 2,5% come unico sistema di spedizione). Leader di settore in Italia è <b>Bartolini </b>(<b>63%</b>) seguito da <b>SDA </b>(<b>38%</b>), <b>Poste Italiane</b> (<b>33%</b>), <b>UPS </b>(<b>31%</b>) e <b>DHL </b>(<b>26%</b>). Il <b>60% </b>delle aziende analizzate, per soddisfare tutte le esigenze del cliente, utilizzano<b> più sistemi di spedizione</b> contemporameamente.<br /><br />Le aziende italiane di e-commerce tendono ad inviare le proprie <b>comunicazioni via email </b>ai clienti tramite sistemi<b> sviluppati all'interno</b> dell'azienda (<b>55%</b>). Chi si rivolge all'esterno sceglie <b>Contactlab </b>(<b>22%</b>), <b>MailUp </b>(<b>20%</b>), <b>MailChimp </b>(<b>7%</b>), <b>MagNews </b>(<b>4%</b>) ed <b>eC-messenger</b> (<b>2%</b>).<br /><br />Le <b>piattaforme software</b> sono in gran parte <b>realizzate ad hoc</b> (<b>84%</b>) dalle <b>aziende </b>o da <b>webagency </b>esterne. Tra le piattaforme più citate disponibili in Rete ci sono <b>Magento </b>(<b>12%</b>), <b>Oscommerce</b> (<b>12%</b>), <b>IBM Websphere</b> (<b>2%</b>) e <b>OpenCart </b>(<b>1%</b>). <br />In diversi casi le piattaforme utilizzate sono più di una <b>integrate </b>tra loro. <br /><br /><div align="right"><i>di Davide Casaleggio</i><br /><br /><div align="left"><a href="http://www.casaleggio.it/pubblicazioni/focus/i-partner-delle-aziende-ecomme.php"><b>Download Focus: I partner delle aziende e-commerce<br /></b></a> </div></div>]]>
        
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    <title>Perché Fiat esce da Confindustria?</title>
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    <published>2011-10-13T10:44:56Z</published>
    <updated>2011-10-13T15:40:33Z</updated>

    <summary>Per molti l&apos;uscita della Fiat da Confindustria, nel pieno della riorganizzazione globale della società e di un aspro confronto con i sindacati a partire da Fiom, è del tutto incomprensibile. Perché creare una frattura così profonda nel fronte delle imprese...</summary>
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        <name>Maurizio Benzi</name>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.casaleggio.it/webtime/">
        <![CDATA[Per molti l'uscita della <b>Fiat </b>da <b>Confindustria</b>, nel pieno della riorganizzazione globale della società e di un aspro confronto con i sindacati a partire da Fiom, è del tutto <b>incomprensibile</b>. Perché creare una <b>frattura </b>così profonda nel fronte delle imprese proprio all'indomani di <b>accordi fondamentali</b> (molti li hanno definiti storici) come quelli del <b>28 giugno e del 21 settembre</b>? <br /><br />Questi accordi hanno visto le <b>tre centrali sindacali convergere</b> <b>con le imprese </b>verso un nuovo modo di concepire materie di primaria importanza come il progressivo <b>spostamento</b> <b>della contrattazione da nazionale ad aziendale</b>, una <b>migliore definizione</b> delle <b>rappresentanze sindacali</b> sui luoghi di lavoro e lo <b>"scambio" tra più flessibilità </b>nei licenziamenti a fronte di maggiori investimenti per creare posti di lavoro.<br /><br />Sono tutti <b>punti di rilievo</b> fondamentale e addirittura "storico" con cui si sono superate molte delle rigidità introdotte nel 1970 dallo <b>Statuto dei lavoratori </b>e i <b>sindacati </b>(sempre ad eccezione della Fiom, ossia il sindacato dei metalmeccanici della CGIL) hanno dimostrato di capire che i tempi sono cambiati, che le imprese operano in un <b>mercato iper-competitivo globale </b>e che la difesa a oltranza di blocchi incompatibili con la ricerca di una <b>maggiore produttività</b> e <b>competitività</b> finiscono col punire proprio coloro che si cerca di difendere, i lavoratori appunto.<br /><br />In questo quadro<b> lo strappo Fiat appare</b> abbastanza <b>poco comprensibile</b>. Uscendo da Confindustria da una parte <b>potrebbe avere mani più libere</b> per negoziare direttamente coi sindacati a livello locale (Mirafiori, Termini Imerese e Pomigliano) alla ricerca di <b>standard produttivi </b>analoghi a quelli che riesce a realizzare in altri paesi. Questo è indispensabile se si vuole mantenere la produzione di auto in Italia invece di spostarla in Cina, Polonia o Brasile.<br /><br />Da un <b>altro lato</b>, però, si troverà a <b>fronteggiare </b>un clima di<b> opinione imprenditoriale</b> e <b>sindacale poco favorevole</b>, a rinunciare a intese che gli accordi predetti in qualche modo garantiscono e a dover procedere su una <b>strada solitaria</b> che si preannuncia difficile.<br /><br />L'inclusione nella <b>manovra finanziaria del Governo </b>di un articolo (il molto discusso <b>articolo 8)</b>, che dovrebbe dare ancora<b> più flessibilità</b> in materia di <b>licenziamenti </b>in deroga ai contratti nazionali, ha gettato ulteriore<b> benzina sul fuoco</b>, contrariando una CGIL che ha fatto molti sforzi per uscire dal suo isolamento decennale e che si trova alle prese con una fronda recalcitrante della Fiom.<br /><br />Insomma, sembra di dover concludere che una <b>importante evoluzione nelle relazioni industriali</b> <b>italiane </b>sia in atto, ma che da un lato e dall'altro ci sono ancora posizioni "estreme" che non vanno nella giusta direzione. I prossimi mesi ci diranno se questa direzione verrà confermata o se si riusciranno a gettare dei ponti per neutralizzare posizioni poco opportune per tutti.<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon </i></div>]]>
        
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    <title>L&apos;utente italiano dell&apos;e-commerce</title>
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    <id>tag:www.casaleggio.it,2011:/webtime//7.1085</id>

    <published>2011-09-29T09:37:33Z</published>
    <updated>2011-09-29T13:02:03Z</updated>

    <summary>La maggioranza delle persone collegate a Internet, 84% degli utenti italiani, afferma di aver effettuato acquisti on line negli ultimi 12 mesi. Il restante 16% si divide equamente tra acquirenti on line che non hanno effettuato acquisti nell&apos;ultimo anno e...</summary>
    <author>
        <name>Maurizio Benzi</name>
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    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.casaleggio.it/webtime/">
        <![CDATA[La maggioranza delle persone collegate a Internet, <b>84% </b>degli utenti italiani, afferma di aver effettuato acquisti on line negli ultimi <b>12 mesi</b>. Il restante <b>16%</b> si divide equamente tra acquirenti on line che non hanno effettuato acquisti nell'ultimo anno e coloro che non hanno mai acquistato nulla su Internet.<br /><br />La ricerca <b><strong>"<a href="http://www.casaleggio.it/pubblicazioni/focus/lutente-italiano-dellecommerce.php">L'utente italiano dell'e-commerce</a>"</strong></b> realizzata da <b><a href="http://www.ispo.it/" target="_blank">ISPO</a></b> e <a href="http://www.casaleggio.it/"><b>Casaleggio Associati</b></a> è stata condotta su  campione, di tipo casuale stratificato per quote, e rappresentativo della <b>popolazione italiana maggiorenne </b>(con oltre 17 anni di età) che naviga sul web per genere, <b>età </b>e area <b>geografica </b>di <b>residenza</b>.
<br /><br />Tra i <b>temi </b>analizzati: le <b>caratteristiche dell'acquirente</b> on line, le <b>modalità di ricerca</b> del prodotto ed i fattori che determinano la <b>scelta di acquisto</b>.<br /><br />

Tra i <strong>motivi di acquisto su Internet</strong>, la possibilità di trovare un prezzo più economico rispetto al negozio tradizionale è il motivo più comune per acquistare su Internet, indicato dal <b>75% degli utenti italiani</b>. Per il <b>41%</b> degli acquirenti on line questa è la ragione principale.
<br /><br />Le altre ragioni considerate importanti sono la <b>comodità </b>di acquistare senza dover uscire di casa (<b>60%</b>) e la <b>velocità </b>dell'acquisto (<b>44%</b>).

<br /><br />Il servizio <b>e-commerce italiano</b> sembra rispondere alle aspettative dei clienti. <br /><br />Solo il <b>2% </b>degli utenti on line italiani, infatti, dichiara di <b>non essere</b> rimasto <b>soddisfatto</b> dell'esperienza di acquisto on line condotta nell'ultimo anno. <br /><br />Il <b>16% </b>si dichiara parzialmente soddisfatto e il <b>66%</b> esprime una completa soddisfazione nei confronti degli acquisti effettuati on line. <br /><br /><div align="right"><br /><i>di Maurizio Benzi</i><br /></div>]]>
        
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    <title>In un mare di dati</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.casaleggio.it/webtime/2011/09/in-un-mare-di-dati.html" />
    <id>tag:www.casaleggio.it,2011:/webtime//7.1079</id>

    <published>2011-09-15T08:17:55Z</published>
    <updated>2011-09-15T15:38:09Z</updated>

    <summary>Molti, dentro e fuori le aziende, sono spesso sorpresi dalla crescente potenza dei microprocessori e le sempre più vaste dimensioni delle memorie disponibili, che si avviano a diventare virtualmente infinite nelle nuvole.A che serve, ci si chiede? Una domanda analoga...</summary>
    <author>
        <name>Maurizio Benzi</name>
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    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.casaleggio.it/webtime/">
        <![CDATA[<b>Molti</b>, dentro e fuori le aziende, sono spesso <b>sorpresi </b>dalla <b>crescente potenza dei microprocessori</b> e le sempre più vaste <b>dimensioni delle memorie disponibili</b>, che si avviano a diventare virtualmente infinite nelle nuvole.<br /><br />A che serve, ci si chiede? Una domanda analoga se l'era posta molti anni fa anche Josè Luis Borges, che in una novella dal titolo <b><i>"Dell'esattezza della scienza" </i></b>si era immaginato un impero in cui i <b>cartografi </b>erano così ossessionati dalla <b>precisione delle mappe</b> da arrivare a <b>produrne una grande quanto l'impero stesso</b> (poi finita in briciole per la condanna del tempo).<br />La <b>realtà</b>, però, come sempre supera la fantasia. Un recente <b>studio del McKinsey Global Institute</b> ci dice infatti che lo <b>scorso anno</b> la gente<b> ha salvato abbastanza dati da riempire </b>l'equivalente di <b>60.000 Librerie del Congresso Usa</b>. <br /><br />Esistono <b>4 miliardi di telefoni mobili</b>, di cui il <b>12% smartphone</b>, che a loro volta conservano enormi quantità di dati in costante movimento. <b>YouTube </b>rivendica di <b>ricevere 24 ore di nuovi video ogni minuto</b>. <br /><br />Nei prodotti normalmente fabbricati sono ormai contenuti <b>30 milioni di sensori </b>che trasformano oggetti inanimati in nodi dell'Internet delle cose. Il <b>numero </b>degli <b>smartphone aumenta del 20%</b> all'anno e quello dei <b>sensori del 30%</b>.<br /><br />La sostanza di tutto ciò è che l'ossessione dei cartografi di Borges era ben fondata.<b> Il nostro mondo si regge ormai sui dati e l'economia e le aziende ne sono sempre più dipendenti.</b> Non a caso, o studio McKinsey si intitola "Big data: the next frontier for innovation, competition and productivity".<br />E non si parla in realtà di un futuro più o meno lontano, ma del <b>presente</b>. sono moltissime le aziende che lo hanno capito, ma ancora di più quelle che non l'hanno capito. Tra le prime, per esempio, c'è la catena di vendite al dettaglio <b>Tesco</b>, che<b> raccoglie 1,5 miliardi di dati al mese</b> e li usa per aggiustare prezzi e offerte promozionali. Oppure <b>Amazon </b>che utilizza sistematicamente i <b>dati </b>dei suoi<b> 60 milioni di clienti</b> per costruire offerte ad hoc, che generano il 30% delle sue successive vendite.<br /><br />E l'elenco potrebbe continuare, a conferma di quanto scriveva diversi anni fa<b> Tom Davenport </b>quando vaticinava che il futuro della capacità di competere sarebbe dipeso da un buon uso degli "analytics". Beh, quel futuro è palesemente già cominciato.<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon</i><br /></div><br />]]>
        
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    <title>Rete (quasi) universale</title>
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    <id>tag:www.casaleggio.it,2011:/webtime//7.1076</id>

    <published>2011-09-01T12:21:56Z</published>
    <updated>2011-09-01T13:14:22Z</updated>

    <summary>La rete sembra a tutti noi la cosa più diffusa, pervasiva e universale che ci sia. Eppure, l&apos;impressione è almeno in parte sbagliata. Nuovi studi di Ocse e Boston Consulting Group indicano infatti che le differenze locali sono piuttosto marcate,...</summary>
    <author>
        <name>Maurizio Benzi</name>
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    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.casaleggio.it/webtime/">
        <![CDATA[La <b>rete sembra </b>a tutti noi la cosa più <b>diffusa</b>, <b>pervasiva </b>e <b>universale </b>che ci sia. Eppure, l'impressione è almeno in parte <b>sbagliata</b>. Nuovi<b> studi di Ocse e Boston Consulting Group</b> indicano infatti che le <b>differenze locali</b> sono piuttosto <b>marcate</b>, e non sembrano per nulla attenuarsi a mano a mano che l'accesso a internet si estende, anzi. Le forze caratteristiche in azione in ogni paese danno alla rete specificità diverse che, a causa delle differenze culturali, potrebbero anche continuare a divergere.<br /><br />È ben noto da tempo, ad esempio, che<b> l'America ha un numero di connessioni veloci a larga banda inferiore all'Europa</b>, a causa delle caratteristiche del mercato e delle scelte dei consumatori. Bene, <b>secondo l'Ocse</b> la <b>situazione è anche peggiore</b> se si considera il numero di<b> connessioni wireless</b>. Al <b>primo posto</b> al mondo si trova la <b>Corea del Sud</b>, seguita da <b>Svezia </b>e <b>Giappone</b>; gli Usa vengono parecchio dopo e l'Italia si trova non molto lontana dietro gli Stati Uniti.<br /><br />Lo studio BCG rivela molte delle caratteristiche specifiche di ogni paese. Per esempio, se si considera l'<b>economia in rete</b>, si vede che la <b>Gran Bretagna fa una magra figura in termini di connessioni veloci</b>, ma ciononostante va piuttosto <b>bene come commercio elettronico</b>. Perché? Perché agli inglesi piace usare le carte di credito e fanno molto shopping online. Invece, <b>Hong Kong</b>, che ha diffusissime connessioni iperveloci, non ha le stesse prestazioni nell'eCommerce. Perché? Perche i negozi sono estremamente diffusi, così i cinesi amano andare a spasso a comprare e disdegnano l'esperienza del mondo virtuale.<br /><br />Secondo BCG <b>molte differenze tenderanno a sparire </b>a mano a mano che la rete si diffonde, ma molte altre continueranno a crescere proprio per la diversità di situazioni e tendenze culturali. La gente resta diversa da paese a paese, così quanto più le persone andranno online, tanto più queste differenze peseranno.<br /><br /> La<b> rete non è, dunque, e neppure sarà quello strumento universale e indifferenziato</b> che qualcuno immaginava fino a poco tempo fa.<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon</i><br /> </div>]]>
        
    </content>
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    <title>Gli economics dell&apos;e-commerce</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.casaleggio.it/webtime/2011/07/post-7.html" />
    <id>tag:www.casaleggio.it,2011:/webtime//7.1072</id>

    <published>2011-07-21T08:23:56Z</published>
    <updated>2011-07-21T13:02:06Z</updated>

    <summary>L&apos;e-commerce in Italia ha un valore stimato di oltre 14 miliardi di euro lo scorso anno e nel 2011 si prevede una crescita tra il 30 ed il 40% in linea con gli scorsi cinque anni. I settori principali sono...</summary>
    <author>
        <name>Maurizio Benzi</name>
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    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.casaleggio.it/webtime/">
        <![CDATA[<p><strong>L'e-commerce in Italia</strong> ha un valore 
stimato di oltre <strong>14 miliardi di euro</strong> lo scorso anno e nel 
<strong>2011</strong> si prevede una <strong>crescita tra il 30 ed il 
40%</strong> in linea con gli scorsi cinque anni. I <strong>settori 
principali</strong> sono il <strong>Tempo libero</strong> (principalmente giochi 
d'azzardo) che rappresenta quasi metà del mercato (48,5%), il 
<strong>Turismo</strong> (31,4%) e l'<strong>Elettronica di consumo</strong> 
(7,1%). Questi sono alcuni dei risultati emersi dalla ricerca condotta da parte 
di Casaleggio Associati (<a href="http://www.casaleggio.it/">www.casaleggio.it</a>) su oltre tre mila aziende 
e-commerce italiane.</p>
<p><font color="#000000">Dopo le molte 
sperimentazioni il mercato in Italia sta iniziando ad orientarsi alla 
<strong>valutazione economica di queste attività</strong>.&nbsp; Le aziende 
e-commerce stanno strutturando meglio il controllo con indicatori chiave (KPI) 
che si stanno standardizzando nel settore.</font></p>
<p><font color="#000000">In particolare 
sono tre gli indici da valutare:</font></p>
<p><font color="#000000"><strong>1- 
costo di acquisizione del cliente</strong>. Permette di controllare la spesa 
pubblicitaria in funzione dei risultati raggiunti. <br />Nel definire gli 
investimenti promozionali è essenziale valutare la loro redditività in termini 
di costo di acquisizione dei clienti. Oggi molte aziende hanno, infatti, 
identificato il costo che spendono in pubblicità per ottenere un singolo cliente 
e con questo valutano l'efficienza degli strumenti utilizzati.</font></p>
<p><font color="#000000">Il settore dove 
i clienti sono più costosi da acquisire è la Moda (53 euro) in leggero calo 
rispetto allo scorso anno (quando era pari a 57 euro), mentre quello più 
economico è l'Editoria (9 euro). Il costo per cliente raggiunge un equilibrio in 
funzione del LTV (Life Time Value) - il valore che il cliente spenderà nel 
negozio durante tutta la sua vita - e del margine sulle vendite. Ad incidere sul 
costo di acquisizione del cliente oltre ai costi pubblicitari si devono 
considerare anche le efficienze del flusso di acquisto una volta che il cliente 
è arrivato sul sito. In media circa una persona ogni cento che visita un sito di 
e-commerce acquista. Ad aver meglio ottimizzato questo processo sono le aziende 
del Turismo con il 2,8% di tasso di conversione tra visitatori e clienti dovuto 
al grande numero di transazioni che ne hanno permesso l'ottimizzazione. 
<br /><br />Lo strumento più efficace per migliorare il tasso di conversione è la 
spedizione gratuita. Amazon con il modello <strong>Amazon Prime</strong> ha 
creato un sistema misto in cui il pagamento per le spedizioni dell'anno viene 
eseguito in anticipo (creando quindi cassa aggiuntiva per l'esercente) e 
scontata (se si rimane fedeli al sito e si acquista più due volte 
nell'anno).</font></p>
<p><font color="#000000"><strong>2- 
ricavo totale del cliente</strong> (attualizzando gli acquisti futuri). Questo 
permette di valutare il livello di spesa che l'azienda può permettersi sul 
fronte del costo di acquisizione del cliente.<br />Lo scontrino medio, inclusivo 
di ogni servizio accessorio, è il fattore che più di altri differenzia i settori 
on line. <br />La forte correlazione tra sistemi di pagamento e di logistica con 
lo scontrino medio permette di identificare le problematiche dei diversi 
settori. Assicurazioni, Casa e Arredamento e Turismo, ad esempio, sono settori 
con uno scontrino medio elevato (oltre i 300 euro) che, più di altri, hanno 
problemi con i limiti delle carte ricaricabili di 500 euro.<br /><br />L'Editoria e 
Centri Commerciali on line con scontrini a due cifre sono i settori più attenti 
all'incidenza dei costi di trasporto.<br />Rispetto allo scorso anno a subire 
maggiormente riduzioni dello scontrino medio sono state l'Editoria (passato da 
47 a 34 euro in un anno anche per via delle vendite di musica digitale) ed il 
Turismo (da 358 a 312 euro).<br />&nbsp;<br />Nei siti e-commerce si acquista ogni 
tre mesi (frequenza media indicata da un quarto degli esercenti) e i siti che 
indicano una frequenza media inferiore al mese hanno una parte più o meno 
consistente dedicata alla vendita verso le aziende. Le aziende che indicano una 
frequenza d'acquisto inferiore alla media appartengono soprattutto al settore 
della Moda (in particolare per vendite istantanee), del Tempo libero (in 
particolare giochi d'azzardo) e dell'Alimentare (in particolare 
supermercati).</font></p>
<p><font color="#000000"><strong>3- 
giorni di capitale circolante netto</strong>. I migliori operatori riescono a 
pagare i fornitori dopo aver incassato dai clienti. Amazon paga, in media, 26 
giorni dopo aver incassato. La gestione del magazzino non sempre però è 
ottimizzata da parte di tutti causando problemi di cassa in diverse aziende di 
e-commerce.&nbsp;</font></p>
<p><font color="#000000">Il 
<strong>primo motivo di acquisto on line</strong> segnalato dal 
<strong>75%</strong> degli acquirenti e-commerce italiani è il 
<strong>prezzo</strong>, seguito dalla <strong>comodità</strong> di acquistare 
senza dover uscire di casa (<strong>60%</strong>), la <strong>velocità</strong> 
di acquisto (44%) e la possibilità di acquistare <strong>prodotti non 
reperibili</strong> nei negozi (<strong>39%</strong>).&nbsp;</font></p>
<p><font color="#000000">Riuscire a 
<strong>ottimizzare la marginalità delle vendite on line</strong> attraverso il 
miglioramento degli indici economici chiave dell'e-commerce <strong>è</strong> 
quindi <strong>prioritario</strong> per avere i prezzi migliori e acquisire il 
mercato rimanendo in utile. <br /></font></p><div align="right"><i><font color="#000000">Da un articolo su Harvard Business Review </font><font color="#000000">di Davide Casaleggio </font></i></div><p></p>]]>
        
    </content>
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    <title>Lavoro dei giovani: è emergenza nazionale</title>
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    <id>tag:www.casaleggio.it,2011:/webtime//7.1069</id>

    <published>2011-07-07T10:43:51Z</published>
    <updated>2011-07-07T14:30:25Z</updated>

    <summary>La disoccupazione in Italia è di poco superiore all&apos;8%, dunque non tra le più elevate in Europa (la Francia è quasi al 10%) e sostanzialmente nella media. Dove invece andiamo molto ma molto male è nella disoccupazione giovanile, ossia i...</summary>
    <author>
        <name>Maurizio Benzi</name>
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    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.casaleggio.it/webtime/">
        <![CDATA[La <b>disoccupazione </b>in <b>Italia </b>è di poco <b>superiore all'8%</b>, dunque <b>non tra le più elevate in Europa</b> (la Francia è quasi al 10%) e sostanzialmente nella media. Dove invece <b>andiamo</b> molto ma <b>molto male è nella disoccupazione giovanile</b>, ossia i cittadini di età compresa fra i <b>15 e i 24 anni</b>. Qui la disoccupazione è pari al <b>29% </b>circa. Ma anche questo dato è parziale, perché se si tiene conto del tasso di inattività totale, che considera non solo le leve di lavoro ufficiali ma anche quelle non ufficiali,&nbsp; la realtà è molto più grave.<br /><br />Vi sono poi forti <b>differenze tra maschi e femmine</b>: la disoccupazione giovanile tra i primi è pari al <b>27,7%</b>, mentre tra le seconde tocca il<b> 32,5%</b>. E se si guarda la realtà geografica, si vede che al <b>Sud </b>ben il <b>46% delle ragazze è senza lavoro</b>, contro il <b>37% dei maschi</b> (al Nord le cifre sono rispettivamente pari al 19,5 e al 25,4%).<br /><br />La <b>situazione</b> è fortemente <b>peggiorata negli ultimi anni </b>ed è ormai da considerare un'<b>emergenza nazionale</b>. Anzi, <b>internazionale</b>. La disoccupazione giovanile è infatti una realtà che travalica in confini italiani: in <b>Spagna </b>è di quasi il <b>40%</b>, in <b>Grecia </b>di oltre il <b>32%</b> e la<b> media europea è del 21%</b>. Questo significa non solo che l'Italia sta peggio e che non stiamo curando il problema, ma che sta <b>cambiando il modello di sviluppo e di welfare</b> che ha dominato i Paesi avanzati per alcuni decenni, e sono i<b> giovani a farne le spese</b>.<br /><br />Negli anni <b>dal 1945 al 1980</b>, infatti, i Paesi europei hanno creato <b>sistemi sociali e previdenziali molto forti e avanzati</b>, assicurando salari e pensioni crescenti e soprattutto garantendo un numero molto elevato di persone. Ci sono state <b>distorsioni </b>(come le baby pensioni) e <b>abusi </b>(falsi invalidi e altre truffe), ma nell'insieme il sistema sembrava poter funzionare per sempre. Invece, <b>la festa è finita</b>, <b>già da vent'anni</b> anche se nessuno lo dice in modo abbastanza chiaro.<b> Si sono accumulati deficit e debiti enormi</b>, che ora pesano sulle spalle delle nuove generazioni. <b>Gli Stati non hanno più i soldi per pagare salari e pensioni </b>come prima e devono stringere la cinghia; l'<b>economia è stagnante</b> e anche quando crescerà non sarà più come prima, anche ignorando la crisi. Così si tende ad allungare l'età pensionabile, aggravando ulteriormente il problema dei giovani.<br /><br />È una situazione che non può essere protratta ulteriormente. <b>I giovani sono il futuro di ogni Paese e a loro vanno dedicate risorse ed energie che oggi si riservano alle fasce garantite</b>. Occorre <b>diminuire le tasse sull'occupazione dei giovani</b>, favorire l'<b>imprenditorialità giovanile</b>, <b>migliorare gli accessi al lavoro</b>, moltiplicare le opportunità e ristrutturare l'istruzione scolastica e superiore per rendere più coerente la domanda e l'offerta di lavoro. <br /><br />Non ci sono soluzioni semplici, ma è indispensabile iniziare subito, definendo collettivamente l'obiettivo dell'<b>occupazione giovanile come la priorità assoluta del Paese</b>.<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon</i><b><br /></b> </div>]]>
        
    </content>
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    <title>Politica e web</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.casaleggio.it/webtime/2011/06/politica-e-web.html" />
    <id>tag:www.casaleggio.it,2011:/webtime//7.1068</id>

    <published>2011-06-23T08:24:52Z</published>
    <updated>2011-06-23T13:45:52Z</updated>

    <summary>Ha funzionato per i grillini, per i «Los indignados» spagnoli, per il «partito pirata» svedese. Ma in Italia la Rete «fa ancora fatica a spostare l&apos;asse politico». Anche a Milano, dove per mesi si è continuato a insistere che a...</summary>
    <author>
        <name>Maurizio Benzi</name>
        <uri>http://www.casaleggio.it/maurizio_benzi/</uri>
    </author>
    
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.casaleggio.it/webtime/">
        <![CDATA[Ha funzionato per i <b>grillini</b>, per i <b>«Los indignados»</b> <b>spagnoli</b>, per il <b>«partito pirata»</b> <b>svedese</b>. Ma in <b>Italia </b>la <b>Rete </b>«fa ancora <b>fatica a spostare l'asse politico</b>». Anche a Milano, dove per mesi si è continuato a insistere che a fare la differenza siano stati i <b>social network</b>.<br /><br /><b>Gianroberto Casaleggio</b>, il guru del web che gestisce il blog di Beppe Grillo e presiede la società che porta il suo nome con l'obiettivo di «sviluppare in Italia la cultura della Rete» , prova a <b>spiegare il ruolo di Internet nelle campagne elettorali italiane</b>. Nessun nome e cognome. Ma un postulato: «<b>La Rete rende la politica una casa di vetro</b>. Sottrarsi a questo modo di comunicare è lecito. Ma, a lungo andare, si prendono meno voti».<br /><br /><b>Primo</b>: sulla Rete <b>paga la sincerità</b>. <b>Programmi chiari</b>, risposte «non cerchiobottiste», un <b>approccio «empatico»</b>. Milano? «Non ne parlo». Casaleggio preferisce raccontare le <b>primarie americane</b> tra Dean e Kerry nel <b>2004</b>, la prima sfida in cui Internet ebbe un ruolo rilevante. E la vittoria di Obama, «fondamentale per capire certe dinamiche». Qualche consiglio agli aspiranti sindaco, però, Casaleggio lo elargisce volentieri. «<b>Il candidato deve parlare con credibilità e fare promesse che può mantenere</b>». Solo così potrà conquistare i cittadini («non chiamiamolo popolo della Rete»). Esempio: «Se dico che farò un depuratore, devo spiegare quanto costerà e quale ditta lo costruirà». Esigenti, gli <b>internauti</b>. Ancora pochi (in Italia), ma <b>in crescita</b>. «A breve -- spiega l'esperto -- <b>saranno tanti</b>». E a quel punto «la Rete condizionerà il potere e cambierà le forme di rappresentanza democratica. Passando dalla delega alla partecipazione diretta». Siamo solo all'inizio. «Gli Usa sono davanti anni luce e noi siamo il fanalino di coda dell'Europa». Per questo Casaleggio nutre qualche riserva sul fatto che in Italia la campagna elettorale via Internet paghi, «anche se con il Movimento 5 stelle ha funzionato». E i tweet di Moratti e Pisapia? «Non commentabili» . Chi ha usato meglio la Rete? «Nessuno dei due». <b>I social media</b>? «<b>Bene </b>se dicono cose che hanno impatto». E cioè non «io faccio», «io sono andato». Ma richieste di <b>ascolto </b>e <b>confronto</b>. Perché «il programma di Milano lo devono scrivere gli elettori». Insomma, «<b>la politica del futuro è un servizio civile, un mandato a tempo</b>». Aneddoto: «Quando Clinton lasciò, disse: "Essere presidente is just a job, solo un lavoro"».<br /><br /><b>Approccio post ideologico</b>, il segreto è tutto qui. Casaleggio ritorna a <b>Obama</b>: «<b>Ha raccolto fondi dalla Rete</b> e in questo modo <b>ha potuto svincolarsi dalle lobby e rispondere direttamente ai cittadini</b>». Previsione: «<b>L'intermediazione tra il potere e gli elettori sarà sempre più tenue</b>». Ricapitolando. Chi vuole scendere in politica e usare il web deve procurarsi un buon consulente («anche se non si può trasformare un rospo in un principe»). In più, deve avere <b>collaboratori fidati</b> («se hai fatto scrivere un messaggio a un galoppino gli utenti se ne accorgono, non sono scemi») o, meglio, rispondere personalmente ai messaggi degli internauti. Ricette per una vittoria (quasi) sicura. Almeno all'estero. «In Italia il web non è così diffuso. Siamo ancora allo stato iniziale»<br /><i><br /></i><div align="right"><i>Intervista sul Corriere della Sera del 25 maggio 2011</i> </div>]]>
        
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    <title>Banda larga e mente aperta</title>
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    <published>2011-06-07T07:24:00Z</published>
    <updated>2011-06-09T11:48:29Z</updated>

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        <![CDATA[E' ormai opinione molto diffusa che la dotazione di <b>infrastrutture </b>e <b>servizi di telecomunicazioni</b> a banda larga sia una <b>precondizione </b>per la <b>crescita </b>e la <b>competitività</b>, oltre che per una autentica affermazione della Società dell'Informazione. Sotto questo profilo, il dibattito sull'arretratezza dell'Italia è aperto da tempo, soprattutto alla luce dei dati che ci vedono&nbsp; insieme alla Grecia tra gli ultimi Paesi dell'Europa a usufruire della <b>banda larga</b>. Il che può stupire se si pensa che siamo <b>terzi al mondo nell'utilizzo dei social network</b>, oltre che di telefonini e tra un po' di smartphone. Ma è davvero solo questione di banda?<br /><br /><b>Paolo Magrassi</b>, nel suo recente libro <b><i>Digitalmente Confusi</i></b> propone una prospettiva diversa e più costruttiva rispetto all'approccio manicheo che si riduce al mantra del "banda larga sì, banda larga no: l'Italia è sempre la più arretrata". Infatti, non ci si deve dimenticare che <b>attualmente </b>il grosso di quel che <b>viaggia </b>lungo i cavi è <b>soprattutto intrattenimento</b>, non conoscenza. E se è così, è facile capire anche perché<b> i più interessati</b> a un aumento quantitativo della banda larga siano le <b>aziende di intrattenimento e di telecomunicazione</b>.<br /><br />Per <b>Magrassi </b>è invece più una <b>questione qualitativa</b> che di velocità delle informazioni. L'autore parla della necessità di una <b>rivoluzione dei costumi dominanti</b> prima ancora di menzionare una rivoluzione infrastrutturale e tecnologica: «<b>diffondere la cultura dell'innovazione</b>, per agganciarsi all'economia della conoscenza, non significa (solo) stanziare fondi per comprare dei computer o posare fibre ottiche sotto i marciapiedi. Significa <b>incoraggiare</b>, attraverso la <b>formazione </b>e la <b>comunicazione</b>, il sorgere di comportamenti e stili di vita elevati, colti, sfidanti sul piano intellettuale».<br /><br />Non è dunque una "questione di banda", ma di <b>approccio mentale</b>. <b>L'Italia</b>, pur essendo una <b>nazione moderna</b> e tra i primi 10-20 Paesi per benessere materiale, sistema sanitario, esportazioni e creazione scientifica <b>sfrutta l'ICT molto meno</b> rispetto al resto del mondo: <b>manca</b>, cioè, una <b>mentalità che veda nell'ICT</b> non solo una tecnologia avanzata ma soprattutto uno <b>strumento di modificazione radicale per la società e per il mondo dell'economia</b>. È dunque ora di <b>svegliarsi </b>e di inseguire a un tempo sia un sostanziale <b>rafforzamento delle infrastrutture</b>, sia la <b>diffusione di una mentalità aperta</b> e coerente con la Società dell'Informazione.<br /><br /><div align="right"><i>di Enrico Sassoon&nbsp; </i></div>]]>
        
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    <title>Testamento digitale</title>
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    <published>2011-05-19T08:14:39Z</published>
    <updated>2011-05-19T15:05:52Z</updated>

    <summary>Nell&apos;anno 2010, 375.000 utenti di Facebook sono morti negli Stati Uniti.Le loro identità digitali, ogni contenuto creato, foto, articoli, video gli sopravvive in Rete. Facebook è solo uno dei molti spazi digitali in cui sono continuamente inseriti dati personali.Twitter, il...</summary>
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        <![CDATA[Nell'anno <b>2010</b>, <b>375.000</b> utenti di <b>Facebook </b>sono morti negli <b>Stati Uniti</b>.<br /><br />Le loro <b>identità digitali</b>, ogni <b>contenuto </b>creato, <b>foto</b>, <b>articoli</b>, <b>video </b>gli sopravvive in <b>Rete</b>. Facebook è solo uno dei molti spazi digitali in cui sono continuamente inseriti dati personali.<br /><br /><b>Twitter</b>, il servizio di <b>microblogging</b>, genera <b>due miliardi di messaggi</b> al mese, <b>Flickr</b> gestisce <b>cinque miliardi di fotografie</b>.<br /><br />Cosa accade all'<b>identità digitale di chi muore</b>? I suoi <b>dati </b>possono essere <b>ereditati</b>? Chi, e come, può entrare in possesso delle <b>password </b>per accedere ai diversi social media tramite il suo profilo personale o alle sue email? <b>E' possibile ricostruire l'identità digitale</b> nelle migliaia di social media esistenti? Il <b>trapasso nel mondo digitale</b> è un problema che presenta diversi aspetti, da quello <b>economico </b>a quello <b>legale </b>a quello della <b>privacy</b>, ancora inesplorati.<br /><br />Alcuni siti offrono servizi equiparabili a <b>pompe funebri digitali</b>. <b><a href="http://www.entrustet.com/">Enrustet </a></b>consente di selezionare i <b>contenuti digitali presenti in Rete da inviare ai propri cari</b> e altri invece da cancellare. <a href="http://www.deathswitch.com/"><b>Deathswitch</b></a>, in caso di <b>decesso</b>, <b>invia ai parenti</b> e ai colleghi un elenco dettagliato dei <b>siti</b>, dei <b>social media</b> e delle <b>password</b>. Deatswitch verifica regolarmente l'esistenza in vita dei suoi utenti con l'invio di email. Un libro, <b>"Your Digital Afterlife"</b>, spiega come affrontare nei singoli dettagli <b>l'ultimo passo nel cyberspazio</b>, da Gmail a Yahoo! a Facebook. <br /><br />Un testo da leggere prima di scrivere le ultime volontà. <br /><br /><div align="right"><i>di Gianroberto Casaleggio<br /></i></div>]]>
        
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