BLOG

10 luglio 2017
Economia del Corriere della Sera intervista Davide Casaleggio

web-davide

Inserto Economia del Corriere della Sera del 10 Luglio 2017.

«L’innovazione è un tema chiave se vogliamo crescere oltre lo “zero virgola”; io credo che dobbiamo pensare alle doppie cifre e nell’innovazione di doppie cifre ce ne sono». Il Davide Casaleggio politico, che raccoglie l’eredità del padre Gianroberto come co-leader del Movimento Cinque Stelle, e il suo «doppio», l’imprenditore presidente della Casaleggio Associati, l’azienda di consulenza strategica sul web fondata nel 2004 e di cui ora detiene il 60%, si incontrano in questa frase pronunciata davanti ai giovani di Confindustria qualche settimana fa. Oggi, altri punti di quell’intervento si specchiano in alcuni degli snodi del Rapporto annuale sull’ecommerce in Italia, che la Casaleggio Associati produce e pubblica online e che viene curato direttamente da Davide, come si precisa nella sua piccola biografia di presentazione sul sito.

L’Economia lo ha letto e commentato, attraverso uno scambio di email, con Casaleggio jr, per capire come e dove va questa innovazione che serve all’Italia per crescere, e di cui la trasformazione digitale delle imprese è un elemento chiave. «La ricerca viene condotta seguendo la stessa metodologia da undici anni; abbiamo studiato l’evoluzione dell’ecommerce passo dopo passo con un’attenzione all’impatto complessivo», spiega Casaleggio. L’aggettivo complessivo è importante, perché l’azienda creata dal guru dei Cinque Stelle scomparso l’anno scorso, che gestisce ancora il blog di Beppe Grillo e pubblica ebook (attraverso un «laboratorio di ricerca nell’ambito dell’editoria», la Adagio, ndr), ha primariamente l’«obiettivo di indirizzare le imprese nelle scelte in ambito digitale e nella definizione degli obiettivi misurabili in termini di ritorno economico», si legge nella presentazione. A proposito di conti, Casaleggio stima che il fatturato totale dell’ecommerce italiano nel 2016 valga 31,7 miliardi (più 10% sul 2015). Come si è arrivati a questa cifra?

Per stilare le circa cinquanta pagine della ricerca sono state coinvolte oltre tremila aziende italiane (o filiali italiane di multinazionali) che si occupano di mercato ecommerce business to consumer, da Calzedonia al sito di design di interni CoContest, da Lavazza a Enel, da Conad a Poste Italiane. In realtà tra i settori merceologici è compreso anche quello dei giochi d’azzardo via web. Perché questa scelta? «Il principio su cui ci basiamo è valutare l’ecommerce nella sua totalità, comprese sia le vendite di beni fisici come alimentare, casa, arredamento e moda, sia settori legati al mondo dei servizi digitali come turismo, assicurazioni e tempo libero, che a sua volta ricomprende il mercato delle scommesse online», spiega Casaleggio.

Tra i nodi, non una novità, piuttosto un tallone d’Achille per il tessuto imprenditoriale italiano, l’assenza dei venture capital. «Lo scorso anno in Italia sono stati investiti 161 milioni di euro in startup innovative — attacca Casaleggio —. In assoluto è una cifra molto piccola che dimostra come l’ecosistema italiano dei venture abbia l’opportunità e la necessità di crescere. In Francia sono stati investiti nello stesso periodo 2,7 miliardi di euro, mentre in Germania due miliardi. Un caso italiano eccezionale come Yoox si è sviluppato con 20 milioni di finanziamento pre-Ipo, mentre i concorrenti tedeschi come Zalando con 181 milioni di euro».

Come cambiare marcia? «Le aziende da noi spesso partono svantaggiate e dai finanziamenti per equity degli ultimi anni si vede che raramente una società riesce a superare la soglia dei 5 milioni di euro. È necessario che si incentivi questo ecosistema seguendo l’esempio degli altri Paesi europei, dove lo Stato ha agevolato il settore tramite finanziamenti mirati, definendo regolamentazioni chiare per gli investitori e ha spinto le grandi aziende a progetti di Open innovation anche tramite il finanziamento di aziende innovative».

La partita, sintetizza il rapporto, si gioca in un campionato in cui l’Italia rischia di non entrare nei play off. «Il mercato internazionale è centrale alla sopravvivenza degli operatori di ecommerce italiani. È l’unica via che permette di competere con le economie di scala dei concorrenti che entrano dall’estero in Italia. È un mercato capital intensive e il vantaggio della presenza fisica è limitato — dice Casaleggio —. Oltre a ragioni difensive è ovviamente una grande opportunità, dato che oltre metà degli acquirenti di tutto il mondo effettua acquisti oltre ai confini nazionali e i settori del made In Italy rappresentano oggi una delle più grandi opportunità non colte nell’ecommerce. Lo sviluppo reso possibile grazie a Internet può portare a risultati eccellenti per le aziende del Made in Italy, non solo nella vendita, ma anche nello sviluppo del brand e nella relazione coi clienti. A patto di essere disposti ad innovare realmente, con la creatività tipica del nostro Paese».

Quindi è possibile sopravvivere ai giganti Alibaba e Amazon? Jack Ma, da solo, ha raccolto nel 2016 il 40% della spesa pubblicitaria mobile in Cina, rispetto al 58% di Google e Facebook insieme negli Stati Uniti, si legge nell’analisi. «I marketplace mondiali sono il modo più veloce e sicuro di entrare in un nuovo mercato estero. Alibaba ha oltre 440 milioni di utenti, pari alle popolazioni di Stati Uniti, Canada e Regno Unito — ragiona Casaleggio —. Non è possibile escluderli da una strategia di internazionalizzazione. Ma nel medio-lungo termine è necessario prevedere anche strategie di relazione diretta con i clienti per non rimanere schiacciati dalle commissioni delle piattaforme. Questo vale già oggi nel turismo con le Ota (online travel agency, ndr) come Booking.com, anche per l’Italia».

Certo serviranno nuove regole per gestire un giro d’affari che supererà i quattro miliardi di dollari nel 2020, con l’Asia mercato di riferimento. Ma siamo pronti per affrontare le promesse e i pericoli della competizione virtuale in quella che già viene chiamata l’economia degli algoritmi, mentre sembriamo ancora in difficoltà con l’Industria 4.0? «La quarta rivoluzione è già in atto e il tessuto industriale italiano verrà modificato e in alcuni casi stravolto, tutto questo nel giro dei prossimi quindici anni — riflette Casaleggio —. Le aziende italiane potranno svolgere un ruolo importante, se riusciranno a guidare la tecnologia piuttosto che farsi guidare da essa. In molti casi si tende a guardare al futuro come ad un proseguimento del passato. Ma siamo di fronte a un cambio di paradigma e va studiato come tale».

Come si muoverà l’azienda milanese? «I prossimi eventi saranno incentrati sulla Digital Transformation (b2b) e sulle opportunità dell’intelligenza artificiale applicata alle aziende — conclude Casaleggio —. La consulenza per le strategie di rete è il focus della nostra impresa da oltre dieci anni e con i nostri consulenti aiutiamo le aziende a raggiungere i loro obiettivi attraverso la Rete».

Iscriviti alla nostra newsletter

accetto la nota informativa sulla privacy