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26 aprile 2012
La fine dei giornali

La Newspaper Association of America ha rilasciato i dati dei ricavi pubblicitari dei giornali statunitensi del 2011 comparati con la serie storica a partire dal 1950. La curva cresce fino al 2000 con il picco di 63,5 miliardi di dollari e scende all’improvviso in verticale dal 2008, come se fosse colpita da un fulmine ritornando ai livelli degli anni ’50, 22,6 miliardi di dollari nel 2011 contro 20 miliardi del 1950 (attualizzati con l’inflazione).
La raccolta pubblicitaria dei giornali si sta prosciugando. Solo negli ultimi tre anni ha perso negli Stati Uniti 35 miliardi di dollari. Le principali ragioni della scomparsa della pubblicità dai giornali americani sono lo sviluppo dell’informazione in Rete, il grande successo del sito Craigslist con lo spostamento on line degli annunci economici e l’avvento dei Social Media dove la pubblicità ha ritorni molto maggiori di un giornale sia per la versione cartacea che per quella on line. Nei mercati dove internet è diffuso la pubblicità per i giornali sta diventando insufficiente per mantenere gli attuali costi. In Italia avverrà lo stesso fenomeno nell’arco di pochi anni, due o tre. I giornali riusciranno a vivere senza pubblicità e senza il quotidiano di carta che vende sempre meno copie?
Negli Stati Uniti ci stanno provando con i paywalls, i giornali on line a pagamento in diverse modalità di abbonamento. I giornali che hanno riscosso il maggiore successo sono nazionali, come il Wall Street Journal, con più di mezzo milione di abbonati e il New York Times con 380.000, la metà delle circa 800.000 copie stampate, seguono edizioni locali, come il Boston Globe con 16.000 abbonati comparati a 200.000 copie cartacee giornaliere. La versione on line non è però ancora sufficiente a coprire le perdite del giornale cartaceo, dal 1999 si è avuta una contrazione di circa 10 milioni di copie stampate. Le previsioni sono di un processo di concentrazione dei giornali in pochi poli, e di diffusione internazionale di chi riuscirà a sopravvivere. In Italia il fenomeno è in atto, meno copie in edicola, una crescita inesorabile della Rete, insufficienti ricavi dall’on line e la prossima fine dei contributi pubblici di centinaia di milioni di euro che un Paese normale in crisi, ma anche non in crisi, non dovrebbe permettersi. Ne rimarranno pochi in vita, forse solo uno, come per Highlander.
L’Amministratore delegato di Google è della stessa opinione, per lui nell’arco di 5 anni la distribuzione di Internet mobile farà a pezzi il modello di business delle società editoriali.

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