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16 settembre 2014
L’economia di Internet

L’intervento di Gianroberto Casaleggio al Forum Ambrosetti 2014.

Un ringraziamento ad Ambrosetti, che ha rinnovato l’invito dello scorso anno. Il tema che affronterò oggi sarà in termini generali l’economia di internet, di cui la scuola, che viene ribattezzata spesso la “scuola del futuro”, è una componente. Partiamo dalla situazione in cui si trova l’Italia, per quanto riguarda l’innovazione e indirettamente, poi, anche la scuola.

La banda larga in Italia

Un articolo di pochi giorni fa di Gian Antonio Stella, in prima pagina sul Corriere della Sera, parlava della velocità di download e quindi di scaricamento di dati dalla rete e la nostra posizione nel mondo come velocità, siamo al novantottesimo posto, dopo la Grecia e davanti al Kenya. In questi anni abbiamo fatto dei passi da gambero, nel 2010 eravamo al settantesimo posto, nel dicembre 2012 ottantaquattresimo, con i nostri 8,51 megabyte al secondo siamo ultimi tra i paesi del G8, penultimo è il Canada, che però ha tre volte la nostra velocità. Il turismo in Europa dipende per un quarto dal Web, però cresce fino al 39 % nel Regno Unito e in Italia scende al 17%. Il web è un creatore di posti di lavoro, in Italia sono 6 volte più degli addetti del settore della Chimica, e si tratta di ben 700 mila posti. Eppure di fronte a un quadro così, stando alle bozze dello sblocca Italia vengono limitati gli aiuti per l’estensione della banda larga. Nell’ultimo Report del World Economic Forum è stata valutata la competitività delle nazioni. In questo rapporto, che è disponibile in rete per chi lo vuole cercare, l’Italia è posizionata al 49° posto, prima del Kazakistan e dopo la Lituania. Secondo l’OECD nei paesi più industrializzati la media della penetrazione è del 26%, mentre l’Italia è al 22%. Molti altri paesi hanno risultato estremamente più lusinghiero. Per ogni 10% di incremento della banda larga è stimato che ci sia una crescita dell’1,21% del prodotto interno lordo. Vediamo anche nell’ambito delle borse internazionali, negli ultimi 10 anni la crescita dei mercati è stata per il Nasdaq, che è il mercato tecnologico americano, dell’8,72%, per il Dow Jones più o meno la metà, il 4,91%, la crescita delle prime 500 società listate è stata di 5,75%. Quindi investire in tecnologia, in innovazione, non solo fa crescere il Pil, ma anche le industrie e le società, oltre a creare occupazione. Negli ultimi 10 anni si sono affacciati nel mondo della tecnologia e delle grandi imprese un po’ tutte le nazioni del mondo, non soltanto quelle tradizionali degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, dalla Cina al Giappone, alla Russia, alla stessa Argentina, nuovi player importanti italiani invece non risultano.

Il Monopoli e l’economia di Internet

Per esporre i principali trend e i modelli a cui ispirarsi per lo sviluppo delle organizzazioni delle società online ho utilizzato il gioco del Monopoli, a cui molti di voi avranno giocato e probabilmente anche vinto, se oggi si trovano qua. Il tabellone che ho utilizzato è quello in lingua inglese, noi siamo abituati a quello italiano, che riporta le vie e le piazze di Milano, in quanto fu importato e tradotto negli anni 30, quando il fascismo proibiva l’utilizzo di lingue straniere. Il gioco poi è stato cambiato ancora dopo la guerra, perché alcune vie erano legate all’epoca del fascismo, come Via del Fascio.

La Disintermediazione

Quindi a questo punto partiamo con il gioco e andiamo alla casella di partenza, il Go, lanciamo i dadi, arriviamo alla casella della disintermediazione. In internet questa è in sintesi l’eliminazione di intermediari senza valore aggiunto, presenti in qualunque processo, in una organizzazione sia produttiva che di altra natura. Il produttore o erogatore di servizi si interfaccia quindi direttamente con il cliente comprendendone i bisogni e il cliente diventa in sostanza l’unico punto di riferimento. Quali sono le opportunità? La riduzione dei costi, legati al taglio dei processi di intermediazione inutili. Come rischio, viceversa, la scomparsa dell’intero settore in cui uno è presente. Il caso che voglio presentarvi è quello delle poste, in particolare due riferimenti, quello delle poste statunitensi, US Postal Service, che spedivano 200 miliardi di lettere nel 2000, tredici anni dopo 160 miliardi di lettere, con però una perdita di 16 miliardi di dollari. Con questa tendenza è certa la scomparsa della Posta cartacea negli Stati Uniti. In Canada hanno già anticipato questo fenomeno. Le poste canadesi hanno deciso di non inviare più lettere cartacee entro 5 anni, questa decisione comporta già una un taglio di otto mila impiegati all’interno delle poste canadesi. Questo fenomeno è mondiale, ogni anno il 4% della posta tradizionale diminuisce e quindi vuole dire che chi è nel settore postale deve tenerne conto e deve ristrutturare i suoi costi e i suoi ricavi. Altrimenti si ritrova a non avere più un mercato di riferimento e neanche la società!

La Free economy

La free economy è in sostanza come fare profitto dando qualcosa per nulla, quindi regalandolo.
Alcuni modelli legati alla free economy si sono già affermati, fanno parte della nostra quotidianità, con un grande successo. Il primo che cito oggi è “Direct Cross Subsidy“, in cui si regala al fine di creare un mercato puntando a soddisfare la domanda conseguente, per esempio l’uso gratuito di una applicazione o la fruizione base di un gioco, come avviene con Angry Birds.
C’è poi l’Advertising Supported, dove la pubblicità e lo sponsorship sovvenzionano servizi informativi gratuiti o motori di ricerca come Google.
Il Freemium, dove un numero limitato di paganti sovvenziona tutti gli altri. Viene regalato un bene o un servizio nelle sue funzionalità base e si richiede un pagamento per accedere al servizio completo. Un esempio è Flickr per la gestione delle proprie fotografie.
L’ultimo è la Gift economy, l’economia del dono, in cui si riceve una donazione in cambio della propria attività, è attuata online da molte società a scopo benefico e artisti indipendenti che in cambio poi pubblicano gratuitamente i loro brani musicali o anche altro materiale artistico.
L’esempio più importante è Wikipedia, l’enciclopedia online, che non fa pubblicità e vive soltanto di donazioni.
Chris Anderson, divenuto famoso per “La coda lunga“, un libro di qualche anno fa, ha affermato che il modello del free dovrebbe essere sempre valutato in qualunque business online.
Secondo Anderson esistono due economie, quella degli atomi, dove il prezzo dei beni tende a aumentare nel tempo, con meccanismi inflattivi e la Bit Economy dove i prezzi tendono, viceversa, a diminuire. Quindi con meccanismi deflattivi, andando anche verso lo zero.

Globalizzazione

La definizione che dà l’OECD della globalizzazione legata a internet è la seguente: “Internet sta modificando la società, facilita l’interconnettività tra le persone e l’informazione, con un impatto molto importante sulla società, economia, cultura.”
In nessun altro momento della storia una comunicazione globale e l’accesso a una informazione di questa natura è stato così pervasivo. Con la globalizzazione non esistono più frontiere, internet non ha barriere, internet può essere considerato un mercato globale, a cui chiunque abbia idee e capitali, ma soprattutto idee, può accedere immediatamente. Nella Globalizzazione chi non partecipa è tagliato fuori, non si può pensare a un mercato domestico, ormai, ma solo a un mercato planetario, per quanto riguarda i servizi prodotti online.
Un fenomeno legato alla globalizzazione è la cosiddetta aggregazione preferenziale, che è una delle regole della rete descritta in “Linked”, un famoso libro del matematico Barabasi. Nel libro sostanzialmente si afferma che un nodo, ad esempio un’azienda, in funzione delle sue qualità tende a attrarre immediatamente altri nodi di qualità, legati al mercato, in un tempo molto breve, e escludendo tutti gli altri nodi. Questo è avvenuto per esempio con il motore di ricerca Google. 12 anni fa i motori di ricerca erano diversi e tutti molto utilizzati, oggi chiunque faccia una ricerca di solito si affida solo a Google, gli altri sono scomparsi. Il rete il numero due difficilmente sopravvive, sopravvive solo il numero uno.
Un esempio del cambiamento dovuto alla globalizzazione è la Kodak rispetto a Instagram.
Kodak impiegava fino a 140 mila persone, poi dopo la bancarotta avvenuta nel febbraio 2012 ha cessato la produzione di materiale fotografico. Instagram, che opera nello stesso settore, nel 2012 con solo 13 impiegati è stata comprata per un miliardo di dollari da Facebook. La globalizzazione non è delocalizzazione, quindi non è spostare un processo produttivo dove il costo del lavoro è inferiore, sostanzialmente diffondendo lo schiavismo, ma è legata a due fattori, che sono la network efficiency, cioè la capacità di creare valore aggiunto collegandosi a altre società per la creazione del valore complessivo del proprio servizio e del proprio prodotto, in modo continuo, quindi continuando a scegliere sempre il nodo, la società con la maggiore qualità e poi la cosiddetta income inequality, cioè la partecipazione di massa alla creazione del valore, come è avvenuto per i social, come per facebook e per twitter , in cui il vero valore sono i contenuti di milioni di persone che ogni giorno pubblicano materiali.
Internet sta diventando un fenomeno sempre più globale, quindi non confinato agli Stati Uniti e questo emerge dalla crescita continua di internet user nelle nazioni più disparate, dal 2008 al 2012 la crescita soltanto in Cina di internet user è stata di 264 milioni, in India di 88 milioni. Ed alla fine del 2012 la Cina aveva il doppio di internet user rispetto agli Stati Uniti. Tra le prime 15 nazioni del mondo per crescita dal 2008 al 2012 nonostante compaiano nazioni come l’Egitto e la Colombia, che si potrebbe pensare siano agli ultimi posti come crescita, non compare l’Italia.
Sempre nell’ambito della globalizzazione c’è il fenomeno emergente dei Big Data, quindi la continua crescita di dati disponibili per poter prendere delle decisioni di qualunque genere sui mercati o più in generale anche di natura sociale o politica.
Il 90% dei dati esistenti nel mondo oggi è stato creato negli ultimi due anni.
Nel 2020 ci saranno 50 volte più dati di quelli disponibili del 2010, secondo il MIT la produttività e quindi la competitività delle società, che saranno in grado di analizzare i dati, sarà 5 o 6 volte più grande delle società che viceversa non avranno questa capacità.

Il Mobile

La velocità attraverso cui il mobile internet sta diffondendosi è senza precedenti nella storia della tecnologia. Il Mobile internet si è iniziato a diffondere a metà degli anni 2000, verso il 2005 – 2006. Il traffico mobile, sul totale del traffico internet è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, dallo 0,9% nel 2008 al 10% nel 2012, attorno al 19% per il 2013 e si stima il 28% nel 2014.
Data la sua velocità di diffusione se una società riesce a definire un modello di business per il mobile, che non ha nulla a che fare con i modelli di business precedenti, quelli legati al desktop e al PC, ha un immediato ritorno in termini di ROI. Se viceversa rimane fuori da questo mercato, che diventerà nel tempo il mercato di riferimento nella rete, potrebbe essere emarginato e quindi non essere più in grado di competere. Negli Stati Uniti, nel 2013, durante il giorno del ringraziamento il 16,5% delle vendite online è stato effettuato attraverso device mobile.

L’E-commerce

L’e-commerce è sostanzialmente la vendita di prodotti o servizi attraverso internet. Uno dei vantaggi dell’e-commerce è la possibilità di aprire nuovi mercati che possono essere sia domestici sia esteri. Esiste contemporaneamente il rischio che player internazionali possono entrare in Italia con i loro prodotti e quindi fare concorrenza alle aziende italiane. Un altro dato legato alla crescita dell’e-commerce. Nell’ultimo Natale, in Gran Bretagna, le transazioni online hanno raggiunto i 4,7 miliardi di sterline, di cui il 10% attraverso il mobile.Si stima che saranno 4 volte maggiori nel 2017. Casaleggio Associati ogni anno produce una ricerca sull’e-commerce in Italia, che viene presentata alla Camera di Commercio di Milano ad aprile. Dall’ultima ricerca, ho estratto alcuni dati.
L’e-commerce in Italia dal 2004 al 2013, è un settore in costante crescita con qualche rallentamento negli ultimi due anni, ma quasi sempre con una crescita a due cifre che ha raggiunto i 22,3 miliardi di Euro e che è in totale controtendenza rispetto agli altri mercati, o al Pil in regressione allo 0,2.
Attraverso l’e-commerce l’Italia può vendere all’estero i suoi prodotti e i suoi servizi. In particolare nell’ambito del turismo e nell’ambito dei prodotti di qualità agro alimentari.
La maggiore parte delle vendite fatte da aziende italiane riguarda l’Europa, quindi la Francia, la Germania, la Svizzera, Inghilterra, seguita dagli Stati Uniti e dalla Russia. E poi dal Giappone e dalla Cina, che possono avere tassi di incremento molto superiori rispetto a quello attuale.
L’e-commerce sta crescendo in modo esplosivo in tutto il mondo: 1000 miliardi di dollari di ricavi sono stati sorpassati nel 2012, nel 2013 sono stati 1300 miliardi di dollari. Passiamo ora all’ultimo, ma non meno importante, passo di questo giro del monopoli, che è legato alla scuola del futuro.

La Scuola del futuro

Secondo David Houle, un futurologo, l’educazione universitaria avrà una fortissima trasformazione nei prossimi anni, da qui al 2020, e il modello applicato fino a oggi, che ha 500 anni di vita cambierà di più nei prossimi 10 anni di quanto non sia cambiato negli ultimi 100. Alcuni dati su quello che sta avvenendo oggi nell’ambito della educazione dei college universitari negli Stati Uniti. Il valore dell’apprendimento online, il 51% dei presidi ha dichiarato che i corsi online hanno lo stesso valore dei corsi in aula, quelli tradizionali. Il 77% dei presidi dei college ha dichiarato che le loro istituzioni oggi offrono corsi online. Complessivamente l’89% dei college pubblici e delle università statunitensi oggi offrono classi online. Il 23% dei laureati ha partecipato a una classe online, ma questa percentuale raddoppia al 46%, per coloro che si sono laureati negli ultimi 10 anni. Tra tutti coloro che hanno partecipato a una classe online il 39% valuta il valore della classe online equivalente a quello del corso tenuto in una classe tradizionale.
Il futuro dell’apprendimento online, i presidi dei college prevedono una crescita sostanziale dell’online learning, il 15% afferma che gli attuali studenti che devono ancora conseguire la laurea stanno partecipando a una classe online, e il 50% prevede che entro 10 anni la maggiore parte degli studenti studierà attraverso classi online. Per quanto riguarda i testi digitali il 62% dei presidi, dei college, ipotizza che entro 10 anni più della metà dei testi di studio saranno completamente digitali.
Un esempio del cambiamento che sta avvenendo è il portale EDX, creato dall’MITe dalla Harvard University nel maggio 2012. EDX ospita corsi universitari per una grande varietà di discipline, accessibili a chiunque, quindi a un’utenza mondiale, senza costi di nessun tipo.
EDX è una iniziativa no profit e funziona con software open source e quindi non legato a proprietà private.
Al 22 luglio del 2014 EDX ha raggiunto i 2,5 milioni di utenti che partecipano a 215 corsi online.
Una testimonianza negativa è quella dei fondi UE, la commissione europea ha criticato il piano dell’Italia per l’utilizzo di 41 miliardi, in particolare per mancanza di strategia su agenda digitale, mancato contrasto dell’abbandono scolastico e il calo significativo dei fondi per l’innovazione.
Dei 41 miliardi di euro stanziati, solo 1,3 miliardi sono stati riservati allo sviluppo digitale.
L’aumento della diffusione della tecnologia, dell’innovazione delle reti, al livello mondiale sta portando alla scarsità di risorse che possono essere utilizzate nell’ambito delle aziende degli stati e delle organizzazioni, il futuro quindi sarà una competizione globale per le persone dotate di skill tecnologici per lo sviluppo delle singole nazioni, nell’ambito della tecnologia, dell’innovazione, cosa che sta già avvenendo negli Stati Uniti, con programmi mirati alla attrazione di ingegneri, informatici e persone con forti competenze tecnologiche per supplire alla cronica mancanza di risorse . La stessa cosa avverrà anche nel resto del mondo e ovviamente anche in Italia, che dovrà preoccuparsi di attrarre talenti tecnologici per il proprio sviluppo. Cito due episodi, per farvi capire la differenza di velocità che c’è stata e c’è purtroppo, tra noi e il resto del mondo.
Nel 1998 mi trovavo a Denver, sono entrato in una biblioteca, c’era un grande salone con da una parte i libri cartacei, che nessuno però utilizzava e dall’altra parte invece c’era una lunghissima serie di banchi con dei bambini che accedevano a internet seguiti da delle insegnanti che li aiutavano a navigare. Negli anni 2000 mi è capitato di sentire storie di ingegneri che frequentavano i politecnici italiani i quali per accedere ai computer desktop o PC, dovevano chiedere le chiavi, perché la stanza in cui erano situati era a accesso limitato.

Conclusioni/Lezioni del gioco

Quali sono le conclusioni che potremmo trarne? E quali azioni intraprendere?
La prima è lo sviluppo di startup tecnologiche finanziate dallo stato e da privati per creare un tessuto di aziende in questo settore, in Italia.
Poi la creazione di aree per lo sviluppo tecnologico sul modello della Bay Area di San Francisco, la nascita o la rinascita, perché in Italia ci sono stati grandi gruppi come l’Olivetti, che avevano un valore mondiale di un player internazionale italiano, che possa competere al livello mondiale, nell’ambito tecnologico e informatico, integrato con il settore pubblico.
L’attrazione di persone con skill tecnologici in Italia dall’estero, anche facendo rientrare per studenti che si sono recati all’estero per mancanza di prospettive in Italia, laureati in discipline scientifiche.
Incentivi per attrarre società innovative in Italia, che oggi viceversa sono disincentivate dall’alto livello di tassazione e dalla burocrazia.
Leggi a favore dello sviluppo delle nuove tecnologie, al contrario della protezione delle lobby e dello status quo come avviene oggi.
Un esempio è legato alla fiscalità degli e-book, che sono tassati per il 22%, contro i libri cartacei, tassati per il 4 per cento. E poi l’introduzione, con un piano almeno triennale delle scuole digitali in Italia.
Grazie per la vostra attenzione.

Gianroberto Casaleggio

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