Pubblicato il: 3 Aprile 2026
L’intelligenza artificiale è oggi al centro delle strategie di innovazione di molte aziende, ma la sua adozione non sempre si traduce in risultati concreti. Nonostante l’accelerazione degli investimenti e delle sperimentazioni, resta ancora difficile comprendere pienamente quali siano i costi reali e le condizioni necessarie per generare valore.
La ricerca “AI Total Cost of Ownership”, realizzata da iKN Italy in collaborazione con Casaleggio Associati, analizza proprio questo aspetto, evidenziando come la capacità di misurare il costo reale dell’AI sia ancora limitata e come molti progetti generino un valore solo parziale o instabile, perché il Total Cost of Ownership viene spesso ridotto alle sole componenti più visibili, come cloud e licenze, trascurando tutto ciò che incide realmente su ROI, rischio e scalabilità.
Questo approccio si riflette anche nei risultati: solo il 39% delle aziende riesce a misurare un impatto sull’EBIT, mentre circa il 60% dichiara benefici inferiori alle aspettative. Ancora più significativo è il fatto che appena il 6% ottiene un ritorno sull’investimento entro 12 mesi e che la quasi totalità dei progetti di AI generativa non supera la fase pilota o non produce risultati economici misurabili.
La distribuzione dei costi all’interno di un’iniziativa AI evidenzia un elemento chiave: le componenti più rilevanti non sono necessariamente quelle più visibili. Accanto alla tecnologia, che presenta una maggiore prevedibilità, emergono aree come dati, organizzazione e governance che hanno una visibilità iniziale più bassa ma un impatto molto più elevato nel tempo, sia in termini di variabilità sia di rischio. In questo contesto, quando una quota troppo elevata del costo totale è concentrata su cloud e licenze, il quadro risulta incompleto e spesso indica un progetto ancora fermo a una fase preliminare.
Accanto ai costi diretti si sviluppa poi una componente meno evidente ma decisiva: quella dei costi nascosti. La preparazione e gestione dei dati, l’adattamento dei processi organizzativi, la governance e i rischi legati a compliance, etica e dipendenza dai fornitori rappresentano fattori che incidono profondamente sulla riuscita dei progetti. Il costo principale dell’AI non è quindi il modello in sé, ma tutto ciò che serve per renderlo affidabile, integrato e governabile nel tempo.
Il tema che attraversa tutta l’analisi è quello del tempo, che diventa il vero moltiplicatore economico. L’impatto dell’intelligenza artificiale si manifesta nella capacità di comprimere i tempi per arrivare al valore, migliorare il processo decisionale, ridurre gli errori e aumentare l’efficienza operativa.
Il ritardo nell’adozione non è neutro, ma genera un costo concreto: il cosiddetto Cost of Delay, ovvero il valore perso ogni giorno di attesa. Allo stesso modo, un’accelerazione non governata può portare a rework, incidenti e inefficienze, rendendo evidente come il vero equilibrio competitivo non stia nella velocità in sé, ma nella capacità di combinarla con una governance efficace.
I progetti che riescono a generare risultati seguono percorsi progressivi e strutturati: partono da casi d’uso circoscritti, si integrano nei processi e successivamente scalano. Al contrario, quando l’integrazione nei processi manca, la probabilità di fallimento aumenta significativamente, mentre l’assenza di governance rappresenta una delle principali cause di blocco nella fase di crescita.
Nel 2026 il vantaggio competitivo non nasce dalla quantità di investimento in AI, ma dalla capacità di metterla a regime prima degli altri. Non è una questione di tecnologia, ma di gestione del tempo, delle competenze e dei processi: è qui che si gioca il passaggio dalla sperimentazione alla creazione di valore reale.
Cosa troverai nel report:
Il report è disponibile al seguente link: https://www.casaleggio.it/focus/ai-total-cost-of-ownership/
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