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Il virus cambia il commercio: si può investire sull’online

Le novità obbligate dalla pandemia nell’analisi di Davide Casaleggio: operatori e clienti scopriranno forme alternative di acquisto che rimarranno e serviranno anche a sostenere l’economia locale. Ma le imprese non devono restare indietro.

Che cosa sta imparando il commercio da questa crisi?
Martedì 10 marzo gli italiani si sono riversati su Internet per tutte le loro esigenze. Hanno iniziato ad usare il 20% di banda internet in più da un giorno all’altro. I commercianti italiani in questi giorni si stanno attrezzando per poter vendere a distanza. Chi lo fa inserendo il proprio numero di telefono nel volantino del comune, chi attivandosi direttamente con un sistema di vendita on line. Commercianti e clienti scopriranno nuove forme di acquisto che rimarranno e serviranno anche a sostenere l’economia locale.
I siti e-commerce di alimentari nel giro di una settimana hanno visto crescere il loro fatturato di tre volte. I retailer della grande distribuzione hanno dovuto contingentare le consegne, Amazon ha limitato ai soli beni essenziali. Si è creato un grande spazio per gli altri siti di ecommerce anche molto specializzati, come ad esempio quelli di semi dell’orto, o di attrezzature sportive casalinghe.
La comodità degli acquisti da casa, oggi obbligati, in futuro rimarrà come abitudine per molti.

Molte sono le aziende che si riconvertono. Anche il retail deve cambiare pelle?
Nell’analisi che abbiamo condotto sugli operatori e-commerce negli scorsi giorni si vede chiaramente che anche in un settore potenzialmente in crescita più della metà degli operatori stanno perdendo fatturato. Si stanno creando due binari. Le aziende che stanno investendo per offrire servizi mirati al momento e le altre che rallentano. Ad esempio, Ikea non vende più solo mobili, offre la possibilità di riallestire la casa per lo smart working. Occorre avere il coraggio di mettersi in discussione e compiere scelte innovative, modificando il proprio modello di business e introducendo l’utilizzo delle tecnologie in modo sempre più spinto. Un’operazione che non implica necessariamente grandi investimenti economici.

I piccoli, alla fine, sopravviveranno? Il made in Italy sarà ancora un valore aggiunto in un mondo post Coronavirus?
Oggi le aziende fuori dal contesto dei grandi marketplace hanno l’opportunità di farsi conoscere viste le limitazioni dei grandi portali e ci sono molti nuovi potenziali clienti che possono raggiungere. E’ il momento di investire e accelerare. Chi non lo farà non avrà più modo di rimanere al passo.
Le aziende che prenderanno questo periodo come un periodo di sosta pensando che torneranno a fare lo stesso business di prima sbagliano. Le evoluzioni sulle abitudini di consumo cambieranno completamente e i clienti si abitueranno a nuovi tipi di servizi e relazioni con le aziende. Per gli operatori dell’e-commerce questo è il momento di non rimanere indietro. Resta inteso che la qualità dei prodotti e la serietà delle aziende resterà un punto di riferimento anche dopo l’emergenza. Su questo noi italiani siamo molto bravi.

Qual è il contributo che possono dare i big del settore ecommerce?
Grandi catene del retail stanno ora progettando integrazioni con i loro negozi con le serrande abbassate per poter gestire spedizioni più rapide e meno costose. In Cina Alibaba Fresh Hema ha iniziato ad arruolare i dipendenti delle aziende e ristoranti che gestiscono le consegne a domicilio per consegnare i prodotti in modo integrato e più efficiente. Nelle prossime settimane ogni negozio chiuso vorrà probabilmente capire come reinventarsi. L’ecommerce e le partnership con gli attori presenti sul mercato saranno una via.
L’impegno etico dei grandi operatori è comunque sempre più diffuso. Alcune aziende hanno anche creato un processo di priorità delle merci in uscita basato sulla tipologia di prodotto, favorendo le merci di prima necessità. I marketplace come Amazon stanno anche agendo contro i prodotti pubblicati per approfittare del momento di emergenza ed ha annunciato di aver rimosso più di un milione di prodotti che dichiaravano falsamente un’associazione con il coronavirus. Molti operatori hanno anche attivato programmi di solidarietà destinando parte del ricavato alla Protezione Civile o a ospedali. Da sottolineare come Amazon abbia aumentato la paga orario dei magazzinieri di 2 dollari negli Usa, 2 sterline in Gran Bretagna e 2 euro in Europa. Un bel segnale per una categoria sicuramente sotto stress in un questo momento.

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